Diario: Irlanda 2008 5


26 aprile 2008: arrivo a Galway

Lunedì e martedì della prossima settimana io e Francesco (mio amico e collega) dobbiamo essere a Galway per un incontro di lavoro, così abbiamo deciso di approfittare dell’occasione (e del successivo ponte del primo maggio) per farci un giro in Irlanda.

Partiamo da Linate con il volo delle 11.25 per Dublino; finalmente a Milano c’è un po’ di sole, e ci domandiamo come sarà in Irlanda (le previsioni non sono un granché, ma non so quanto siano affidabili). Dopo un paio d’ore di volo tranquillo arriviamo all’aeroporto di Dublino; non c’è il finger ma l’aereo parcheggia a mo’ di autobus vicino al gate, che si raggiunge a piedi. Noto che tutte le indicazioni nell’aeroporto sono bilingui inglese-irlandese, come in teoria è normale dato che l’Irlanda è ufficialmente un paese bilingue (anche se in pratica l’irlandese – o gaelico – a quel che ne so è parlato ben poco). La riconsegna bagagli è rapida, così riusciamo a prendere al volo il pullman per Galway prima del previsto, all’una e un quarto. Il tempo è coperto. Imboccata la strada, spicca naturalmente subito il fatto che si guida a sinistra; Francesco si domanda come sarà per dopo, con la macchina che abbiamo noleggiato. Il pullman fa una lunga sosta a Dublino, che vista un po’ costeggiando il fiume Liffey non sembra un granché. Finalmente si parte per Galway, imboccando un’autostrada che però non dura molto; anche tutta la segnaletica stradale è bilingue. Il paesaggio è naturalmente verde, con collinette, mucche, pecore, casette sparse, e muretti di pietra. Monotono e non particolarmente esaltante (sarà anche per via del cielo coperto), e ci domandiamo se l’Irlanda sia tutta così.

Alle cinque e un quarto finalmente arriviamo a Galway (in gaelico Gaillimh) dove, sorpresa, splende il sole. Passiamo al volo in albergo a lasciare i bagagli e poi usciamo subito, per sfruttare qualche ora di luce prima di cena (il sole qui tramonta anche più tardi) per fare un giro in città. Non c’è molto da vedere ma, specialmente con il sole, fa una bella impressione: la via principale è pedonale e piena di negozi, pub, e ristoranti, e in giro c’è parecchia gente (è anche vero che è sabato). In fondo alla via principale, alla foce del fiume, c’è un prato, con molti ragazzi seduti a chiacchierare e bere, e anche qualcuno che suona i bonghi. C’è vento e per i nostri canoni fa abbastanza freddo (da maglione di lana e giubbotto ben chiuso fino al collo), ma buona parte della popolazione locale non è dello stesso avviso: ci sono molte ragazze in abitini leggeri, e ragazzi in maglietta (qualcuno addirittura a torso nudo). Sarà anche l’effetto della birra, ma evidentemente hanno una percezione della temperatura diversa dalla nostra. Risaliamo il fiume Corrib (il fiume più corto d’Europa secondo la Lonely Planet) lungo una passeggiata pedonale. Mentre siamo fermi a guardarci intorno e fare un paio di foto, due ragazzine passano toccandomi il culo (non dalla parte del portafoglio), poi ci chiedono da dove veniamo e insistono per rivederci più tardi in un pub. Sono solo le sette ma devono aver già bevuto parecchio, immagino. Passiamo dalla cattedrale (chiusa, ma probabilmente non c’è nulla di interessante, è anche circondata da un parcheggio) e terminiamo la passeggiata tornando sulla via principale. Non c’è molto da vedere a Galway ma, sarà anche il sole, sembra una cittadina piacevole. Andiamo a cena, in un posto con cucina tradizionale, che non apprezziamo molto. È sabato sera, c’è veramente pieno di gente in giro (tantissimi giovani, sarà anche l’università), ma noi siamo stanchi e domani mattina ci aspettano le isole Aran, per cui andiamo a letto abbastanza presto. Non è ancora piovuto, sarà un buon segno?

Galway - Shop Street

Galway – Shop Street

27 aprile 2008: Inis Mór

Stamattina il tempo è abbastanza coperto, e piuttosto fresco. Prendiamo il pullman per Ros an Mhíl (meglio nota con il nome inglese Rossaveal, anche se il nome ufficiale è solo quello irlandese), da cui parte il traghetto per Inis Mór (Inishmore in inglese), la maggiore delle isole Aran. Nei tre quarti d’ora di pullman subiamo parecchi sballottamenti che mettono alla prova il nostro stomaco (dopo l’abbondante colazione all’irlandese), sarà per abituarsi al mal di mare? Sulla barca viene diffuso un annuncio, ma io non capisco una parola di quello che dice e mi domando preoccupato se il mio inglese è messo così male. Dopo qualche secondo di pausa però riattacca con “Good morning ladies and gentlemen…”. Ah, OK, il precedente era in gaelico: le Aran sono probabilmente uno dei pochi posti in Irlanda dove il gaelico è la prima lingua, e infatti poi sull’isola troveremo anche alcuni cartelli e indicazioni scritti solamente in gaelico.

Il mare fortunatamente è calmissimo per cui la traversata è tranquilla, e in tre quarti d’ora siamo a Cill Rónáin (in inglese Kilronan), il “capoluogo” di Inis Mór. Mannaggia, proprio adesso inizia a piovere. Un po’ sconsolati, ci avviamo sul molo e andiamo a noleggiare delle biciclette per girare l’isola. Dopo una spesa al supermercato ci avviamo ad esplorare Inis Mór; il cielo resta coperto ma per fortuna ha già smesso di piovere. Alla prima discesina rischiamo di cappottarci, perché i freni delle bici sono buoni ma sono messi al contrario: il destro è quello davanti. Francesco, pensando di nuovo alla macchina che abbiamo noleggiato, si domanda se non avranno invertito anche i pedali delle auto. Usciamo da Cill Rónáin andando verso sud, lungo la costa. Abbiamo una cartina molto approssimativa, e non vediamo indicazioni, per cui ci infiliamo in una stradina sulla destra che dovrebbe essere quella giusta. La stradina comincia a salire, poi diventa sterrata e piena di sassi, e la cosa si fa faticosa. Intorno a noi non c’è assolutamente niente, solo muretti a secco (secondo la Lonely Planet ci sono in totale 1600 km di muretti sulle tre isole, e considerando che Inis Mór, che è di gran lunga la maggiore, è lunga solo 14 km…). Abbiamo il dubbio di aver sbagliato strada, non siamo sicuri della direzione in cui stiamo andando, e orientarsi non è facilissimo. Accendo il ricevitore GPS; sul telefono ho le mappe ma di Inis Mór c’è solo il profilo, e nessuna strada. Essendo in alto, cerchiamo di orientarci confrontando la forma della costa che vediamo con il profilo della mappa e la posizione del GPS: sembra che la direzione sia buona, per cui proseguiamo. Arrivati in cima si apre davanti a noi la desolata bellezza di Inis Mór: una distesa piatta di nulla in cima a una scogliera a picco sull’Atlantico. Fuori dal mondo, veramente impressionante. Ritroviamo con piacere una strada asfaltata, e proseguiamo verso Dún Aengus (o Dún Aonghasa), un forte preistorico costruito in cima alla scogliera. Bisogna lasciare le biciclette in un parcheggio ai piedi del sentiero, e salire a piedi. Dún Aengus è una fortificazione semicircolare che sul lato aperto dà direttamente sulla scogliera; non c’è nessuna protezione, e nemmeno un cartello che avverta del precipizio (saranno anche 100 metri di salto, così a occhio). È un luogo strano, direi evocativo, fa una certa impressione. Scendiamo, e dopo aver mangiato qualcosa ai tavoli da picnic ai piedi della salita riprendiamo le bici e proseguiamo verso il nord dell’isola, fino alle rovine dette Na Seacht dTeampaill (The Seven Churches). Non sono particolarmente interessanti, in realtà, ma fa un po’ strano il cimitero: lapidi e croci storte e messe un po’ a casaccio intorno alle rovine; si direbbe abbandonato da chissà quanto e invece sembra sia tuttora in uso, dato che ci sono anche tombe recenti. Risaliti in bici torniamo verso Cill Rónáin, attraversando paesaggi lunari e passando vicino a una baia dove staziona una colonia di foche. Alle cinque riprendiamo il traghetto per Ros an Mhíl; il mare è sempre tranquillo, ma all’arrivo ci becchiamo un bell’acquazzone in attesa del pullman per Galway. Torniamo un po’ umidi e stanchi, ma penso ne valesse la pena. Doccia calda in albergo, e poi una cena veramente ottima in un piccolo ristorante del centro.

Isole Aran - Inis Mór

Isole Aran – Inis Mór

Isole Aran - Inis Mór, Dún Aengus

Isole Aran – Inis Mór, Dún Aengus

28-29 aprile 2008: Galway (si lavora)

In questi due giorni si lavora; sono giornate piuttosto piene e non c’è praticamente tempo per altro, a parte due buone cene. Il tempo, a parte un paio di brevi e inevitabili acquazzoni, è sostanzialmente sereno, e ci mangiamo le mani pensando alla giornata di cielo coperto alle Aran e domandandoci se reggerà, o se le due uniche giornate di bel tempo saranno quelle in cui ci tocca lavorare.

30 aprile 2008: Cliffs of Moher e arrivo a Killarney

Oggi finalmente si parte, e c’è ancora il sole! Andiamo al minuscolo aeroporto di Galway (alcune stazioni del metrò a Milano sono probabilmente più grandi), dove ci attende la macchina che abbiamo noleggiato per i prossimi quattro giorni. Francesco si siede alla guida, io a fianco munito di cartina, mappa sul telefono e ricevitore GPS, destinazione Cliffs of Moher. La guida a sinistra fa un po’ strano di primo acchito, ma Francesco se la cava molto bene (ah, e i pedali fortunatamente non sono invertiti). Dopo un tratto su strade abbastanza grandi svoltiamo su una strada minore; entrando nel paese di Kinvara (Cinn Mhara) vediamo un bel castello su uno sperone di roccia che dà sulla baia a destra della strada, e ci fermiamo a dare un’occhiata. È il castello di Dún Guaire, che permette qualche bella foto.

Kinvara - Dunguaire Castle

Kinvara – Dunguaire Castle

Si prosegue per stradine e villaggi; sarà anche che con il sole è un’altra cosa, ma il paesaggio ci sembra molto più piacevole rispetto a quello che ci è passato accanto durante il viaggio in pullman da Dublino a Galway. Su queste strade minori non c’è traffico, ma i limiti di velocità irlandesi sono pazzeschi. A quanto abbiamo capito funzionano così: se è una strada statale (indicata con N) il limite è 100 km/h, se è una strada locale (R) il limite è 80 km/h; che poi la statale sia dritta e larghissima a più corsie, oppure stretta e tortuosa, non fa differenza. E gli irlandesi vanno davvero a cento all’ora su queste strade.

Passato il villaggio di Ballyvaughan (Baile Uí Bheacháin) la strada fa alcuni tornanti per salire a Corkscrew Hill, da cui si gode di una bella vista sul Burren fino alla costa e alla baia di Galway. Arriviamo alle Cliffs of Moher (in gaelico Aillte an Mhothair) e parcheggiamo; purtroppo inizia a piovigginare, ma basta giusto il tempo di una sosta al bagno al centro visitatori e si sta già rasserenando. Il centro visitatori è molto ben mimetizzato: praticamente non si vede, perché è dentro la montagna, un bel lavoro per non deturpare la zona con delle costruzioni (in Italia che cosa avrebbero fatto?). Ci avviamo sul marciapiede verso le scogliere; qui, al contrario di Dún Aengus, c’è un muro di protezione, ma impedisce un po’ la vista. Proseguiamo tre minuti verso sud e il muro e il marciapiede finiscono, ma un cartello dietro a un muretto indica di non proseguire oltre. Ma che delusione, delle scogliere si vede solo un breve tratto! Oltre il cartello però il sentiero che prosegue è ben visibile (ed è citato dalla Lonely Planet), e vediamo un gruppetto tornare da lì scavalcando il muretto dove c’è il cartello. Io e Francesco ci guardiamo un attimo e concludiamo subito che non siamo venuti fin qui per vedere un pezzettino di scogliera da dietro a un muro, per cui chissenefrega, scavalchiamo e proseguiamo. Il sentiero è proprio in riva alla scogliera, stavolta senza alcuna protezione. Se ci fosse vento forte verso il mare direi che sarebbe piuttosto pericoloso, ma fortunatamente il vento non è forte e soprattutto soffia dal mare verso la scogliera. Bisogna comunque stare attenti e non avvicinarsi troppo al bordo, anche perché in alcuni casi sono ciuffi d’erba senza roccia sotto. Ciuffi d’erba colpiti da una strana corrente d’aria che soffia verso l’alto, con la quale sembrano divertirsi i gabbiani, data probabilmente dal vento che sbatte contro la scogliera e poi risale. Beh, proseguendo il panorama sulle Cliffs of Moher, che sono alte anche più di duecento metri, è davvero splendido. Altre persone ci seguono sul sentiero (e alcuni ci superano, dato che ci fermiamo parecchie volte a fare foto), ma pochi proseguono fino in fondo. Noi invece decidiamo di andare fino a Hag’s Head, la punta dove si trova una torre che vediamo in lontananza. Fatta senza fretta, è un’ora e mezza di cammino in riva alla scogliera, e ne vale davvero la pena. Sulla punta c’è uno spiazzo verde con un vento pazzesco (roba che se apri le braccia ti porta via), la torre diroccata, l’Oceano, e nient’altro. È bellissimo.

Cliffs of Moher

Cliffs of Moher

Cliffs of Moher

Cliffs of Moher

Tornati al centro visitatori (stavolta un po’ più di buon passo) mangiamo qualcosa e poi ripartiamo. Ci piacerebbe fare la strada costiera e prendere poi il traghetto per attraversare lo Shannon, ma sono quasi le quattro e Killarney, nostra meta per stasera, è lontana. Decidiamo quindi di fare la strada all’interno (che forse è un po’ più lunga, ma dovrebbe essere più veloce) e andare dritti a destinazione. Per strada ci becchiamo un paio di acquazzoni, ma essendo in macchina non ci disturbano particolarmente. Arriviamo a Killarney (in gaelico Cill Áirne) poco prima delle sette; il GPS si dimostra molto utile anche per trovare il bed & breakfast dove abbiamo prenotato (abbiamo preferito prenotare tutto in anticipo, in modo da non dover perdere tempo tutte le sere a cercare una sistemazione). Facciamo due passi per la cittadina (niente di che, ma piacevole) e poi a cena assaggiamo il boxti, una specie di frittata di patate ripiena (abbondantemente) a mo’ di piadina, davvero buono. Seguiamo il consiglio della Lonely Planet anche per un pub per il dopo cena e ci troviamo in uno dove stanno facendo musica irlandese dal vivo. L’atmosfera è allegra e molto bella; non sembra (e probabilmente non è) uno spettacolo per il pubblico: sembra più che siano persone che si trovano la sera intorno a un tavolo (ovviamente pieno di birre) a suonare e cantare, eventualmente con la partecipazione di chi capita.

1 maggio 2008: Killarney, Ring of Kerry, e arrivo a Cork

Anche stamattina il tempo non sembra male, ed è un’ottima cosa perché abbiamo in programma di percorrere il Ring of Kerry. Prima però andiamo a dare un’occhiata a Ross Castle, un castello diroccato che si trova appena fuori da Killarney, in riva al lago. Il luogo è molto scenografico e si presta a qualche bella foto.

Killarney - Ross Castle

Killarney – Ross Castle

Killarney - Lough Leane

Killarney – Lough Leane

Il Ring of Kerry è una strada ad anello che gira intorno alla penisola di Iveragh, molto famosa per i panorami e le bellezze naturali che offre. È una strada da percorrere con un occhio a quel che c’è intorno, sempre pronti a fermarsi per dare un’occhiata, godere di una bel panorama, e fare qualche foto. Facciamo tappa a Rossbeigh Strand, una lunghissima lingua di sabbia che si protende nella baia verso nord, verso la penisola di Dingle. Sulla sinistra, verso il mare aperto, c’è un’ampia spiaggia piena di conchiglie, con alle spalle delle dune ricoperte di vegetazione. Proseguiamo il viaggio fermandoci poi per pranzo in un pub a Cahirciveen (Cathair Saidhbhín); ora pioviggina leggermente, ma quando usciamo è già tornato il sole. Decidiamo di andare fino in fondo alla penisola, percorrendo anche lo Skellig Ring, una strada più stretta vietata agli autobus. Francesco si diverte a guidare su queste stradine tortuose piene di curve e saliscendi, adeguandosi allo stile di guida locale. Attraversiamo il ponte di Portmagee (An Caladh) e siamo a Valentia Island, la terra abitata più occidentale d’Europa; il panorama sul lato ovest dell’isola, con il profilo roccioso di Skellig Michael sullo sfondo, merita veramente. C’è un sentiero che sale sulla Geokaun Mountain e sulle scogliere di Fogher; ci piacerebbe farlo ma purtroppo non abbiamo tempo. Tornati sul “mainland” riprendiamo lo Skellig Ring; le stradine sono strette e con salite anche ripide, in giro c’è poca gente, il tempo è bellissimo, il senso di pace e libertà anche. Tornati sul Ring of Kerry, e dopo qualche altra sosta fotografica, facciamo una deviazione di qualche chilometro per lo Staigue Fort, una specie di nuraghe largo e basso sulle colline dell’interno, che non è però un granché (né in sé, né come vista). Terminato il Ring of Kerry ci avviamo verso Cork, nostra meta per stasera, dove arriviamo verso le otto e siamo accolti in maniera gentilissima dai proprietari del B&B in cui abbiamo prenotato. Cena, birra, e poi a letto; la giornata è stata intensa ma molto bella, anche se il Ring of Kerry avrebbe meritato un po’ più di tempo.

Ring of Kerry - Rossbeigh Strand

Ring of Kerry – Rossbeigh Strand

Ring of Kerry - Valentia Island

Ring of Kerry – Valentia Island

Ring of Kerry - Skellig Ring

Ring of Kerry – Skellig Ring

Ring of Kerry

Ring of Kerry

2 maggio 2008: Cork, Cahir, Cashel, e arrivo a Kilkenny

Dopo una colazione irlandese buonissima e immensa, con tanto di scones fatti in casa (il B&B in cui ci troviamo è fantastico, così come i suoi proprietari) decidiamo di dare un’occhiata a Cork (in gaelico Corcaigh), seconda città dell’Irlanda. Non ci aspettavamo molto e in effetti da vedere c’è proprio poco o niente, per cui torniamo alla macchina e riprendiamo il viaggio; oggi lasciamo le coste e pieghiamo verso l’interno.

Decidiamo come prima di tappa di dare un’occhiata al Blarney Castle, che si trova proprio vicino a Cork. Arrivati sul posto constatiamo però che dall’esterno del parco che circonda il castello non si vede nulla (non si riesce nemmeno a scorgere il castello) e per entrare bisogna pagare ben dieci euro. Preferiamo risparmiare tempo e denaro per le altre tappe della giornata, per cui lasciamo perdere e proseguiamo. Meta successiva è Cahir (Cathair Dún Iascaigh), con un bel castello pressoché integro (e forse non ce ne sono poi molti, in Irlanda) in cui invece entriamo e che merita la visita. Proseguiamo poi per una quindicina di chilometri e raggiungiamo Cashel (Caiseal), dove si trova la famosa Rock of Cashel, una specie di cattedrale-fortezza in rovina (il tetto e ampie parti sono crollati da secoli) che domina il paese dalla cima di una piccola altura. Seguiamo l’interessante visita guidata (compresa nel biglietto d’ingresso); il luogo è notevole e un po’ sinistro, anche per via del cimitero intorno e del tempo cupo. Più sinistre ancora, forse perché non c’è nessuno a parte noi, ci sembrano le rovine della Hore Abbey, che si trovano ai piedi della collina su cui sorge la rocca. A sera arriviamo a Kilkenny, dove pernottiamo.

Cahir - Cahir Castle

Cahir – Cahir Castle

Cashel - Rock of Cashel

Cashel – Rock of Cashel

3 maggio 2008: Kilkenny, Glendalough, e arrivo a Dublino

Stamattina visitiamo Kilkenny (Cill Chainnigh), che è una cittadina medievale. Carina, ma nulla di che: i due monumenti significativi sono il castello e la cattedrale, che si trovano alle estremità opposte del centro. La cattedrale è molto bella, con uno spettacolare tetto in legno, e merita senz’altro una visita. All’interno c’è una luce strana, e se non fosse per l’altare sembrerebbe di stare in un salone uscito dal Signore degli Anelli.

Kilkenny - St. Canice's Cathedral

Kilkenny – St. Canice’s Cathedral

Verso mezzogiorno ripartiamo per l’ultima tappa del nostro viaggio prima di arrivare a Dublino: si tratta di Glendalough (Gleann Dá Loch), una piccola valle con le rovine di un antico insediamento monastico, due laghi e un paesaggio quasi alpino. La strada arriva solo all’imboccatura della valle, e pur essendoci un parcheggio piuttosto grande facciamo una gran fatica a trovare posto, lasciando la macchina a lato di un vialetto nell’unico buco che individuiamo dopo parecchio girare a vuoto. È sabato, e vista anche la splendida giornata forse parecchia gente dei dintorni è venuta qui in gita. Intorno al centro visitatori ci sono un prato, un ruscello, e tavoli da picnic; da qui partono inoltre un po’ di sentieri escursionistici. Ci avviamo costeggiando il Lower Lake (quello più piccolo) e raggiungiamo poi l’Upper Lake, da cui decidiamo di salire sulla Spink (la cresta sul lato meridionale della valle). Il tratto in salita è in buona parte in un bosco fitto e buio, e il sentiero è stato attrezzato con dei “gradoni” di legno; Francesco, uomo di montagna, sale molto più speditamente di me. Arrivati in cima la vista è molto bella, soprattutto seguendo la cresta e costeggiando la valle e il lago dall’alto. È possibile seguire il sentiero fino in fondo alla valle, attraversare il torrente e poi tornare indietro sull’altra sponda del lago; ci piacerebbe farlo ma sarebbero ancora almeno due ore di cammino e purtroppo è tardi, per cui ripieghiamo sul ritorno dallo stesso lato (un’oretta). Tornati al parcheggio notiamo con piacere che non ci hanno rimosso la macchina, e ripartiamo per Dublino.

Glendalough

Glendalough

Glendalough

Glendalough

Lasciata la macchina depositiamo i bagagli in albergo e cerchiamo un posto dove mangiare; per fortuna è sabato ed è Dublino, perché sono quasi le dieci di sera e altrove avremmo trovato ormai la cucina chiusa dappertutto. Dopo cena facciamo due passi arrivando a Temple Bar, la via dei pub. Magari nei giorni infrasettimanali c’è un po’ meno confusione ed è meglio, ma il sabato sera è una baraonda un po’ eccessiva per i nostri gusti, per cui scegliamo un pub un po’ più decentrato e tranquillo.

4 maggio 2008: Dublino

Oggi visitiamo Dublino (in gaelico Baile Átha Cliath). Al mattino il tempo non è un granché (coperto e a tratti pioviggina). Visitiamo il Trinity College e poi facciamo un giro per le zone di Merrion Square, St. Sthepen’s Green, Grafton Street. Certe strade mi ricordano Boston (grattacieli a parte, dato che qui le costruzioni sono tutte basse); probabilmente c’è molta Irlanda in America. Il tempo migliora, esce il sole e fa abbastanza caldo, da stare in maglietta. Dopo pranzo passiamo alla zona delle due cattedrali, visitando all’interno quella di St. Patrick (bella, ma mi è piaciuta di più quella di Kilkenny). La Christ Church Cathedral ha invece una struttura stranissima, con un grosso ponte sul davanti (aggiunto credo nell’800) che scavalca la strada e la congiunge con l’edificio di fronte. È curioso come nella capitale della cattolica Irlanda ci siano due storiche cattedrali protestanti, mentre quella cattolica, abbastanza piccola e poco interessante, è nascosta in una vietta dall’altra parte del fiume. Tra l’altro St. Mary’s (la cattedrale cattolica) è chiamata “pro-cattedrale”, perché l’idea era che fosse una cattedrale provvisoria… ma è rimasta quella. Anche questo è un segno della storia di questo paese. Ceniamo (abbastanza bene) in un pub; poi andiamo al famoso O’Donoghue’s Bar, dove fanno musica tradizionale dal vivo. Bello, ma è piccolissimo e praticamente non si riesce a entrare. Dublino nel complesso è una città piacevole, vivace, ma da vedere non c’è moltissimo. È sicuramente da inserire all’interno di un viaggio in Irlanda, ma al contrario di molte altre capitali europee non sono sicuro che da sola valga una visita.

Dublino - Trinity College

Dublino – Trinity College

 Dublino - Fitzwilliam Place

Dublino – Fitzwilliam Place

Dublino - Christ Church Cathedral

Dublino – Christ Church Cathedral

5 maggio 2008: Dublino e ritorno a casa

Ultimo giorno in Irlanda, il tempo è davvero volato. Il cielo è sereno, la temperatura molto gradevole, la giornata insomma è splendida. Facciamo un giro nella parte a nord del fiume Liffey e poi andiamo a visitare la Guinness Storehouse, una delle maggiori attrazioni di Dublino. Quello che si visita è un edificio storico della fabbrica Guinness ora adibito a museo, ma l’area occupata dalla fabbrica è enorme, e fa abbastanza strano così vicino al centro cittadino. Ma è una fabbrica storica, e a suo modo è un monumento. La visita è piacevole, e si conclude bene con una pinta di Guinness al bar all’ultimo piano, da cui si gode di una vista a 360 gradi sulla città.

Dublino - Custom House

Dublino – Custom House

Dublino - vista dalla Guinness Storehouse

Dublino – vista dalla Guinness Storehouse

Purtroppo è ora di tornare; il nostro volo parte alle 17.15 così ci dirigiamo verso l’aeroporto. Alle 20.40 (si perde un’ora per il fuso orario) siamo a Milano Malpensa; curiosamente il tempo era migliore a Dublino.

L’Irlanda ti prende, e ti resta dentro. Ho già voglia di tornarci.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui)


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5 commenti su “Diario: Irlanda 2008

  • er sola

    ci sono stato per 10gg anche io in formula fly-drive……. che goduria gente!!! amo quell’isola, quella gente, lo stile di vita nei loro paesini… anche nei più piccoli abbiamo trovato subito compagnia nei pub… anche se il mio inglese non consentiva la conversazione ma semplici domande/risposta.
    visitate il mio forum in off topic c’è una discussione in merito.
    http://stufapellet.forumcommunity.net/

  • pietro

    sono appena tornato dall’irlanda da giusto un paio d’ore….insieme ad un amico abbiamo fatto quasi il vostro giro…..precisamente nel modo inverso dal vostro….è stato stupendo non ho parole…….

  • Anonimo

    …Sicuro che sei stato in Irlanda ?.. 😀
    Beata ignoranza…capisco siate magari uomini d’affari,ma come hai decsritto tutto quello che hai visto è terribile!! Purtroppo,se non si sa la storia,se la cultura è quella che è,se non si apprezza l’arte ,si ottiene la descrizione che hai fatto tu dell’Irlanda.. Tra l’altro,piena di errori !
    Ma poi dire che a Dublino c’è poco da visitare..behhhhh!! Prima di andsare a visitare un paese,una città,studiate la storia,informatevi ,così apprezzerete mooolto di più tutto e lo vedrete con altri occhi! La sola Dublino non merita una visita ? ma che stai a dire ? ma per favoreeeeee,che la sola Christchurch a noi ha portato via mezza giornata! Per non parlare del Museo Nazionale,la Cattedrale di St. Patrick, il Trinity col celeberrimo Book Of Kells,il cimitero di Glasnevin,la Custom House, la Galleria d’Arte Nazionale,con opere fantastiche di Caravaggio,Vermeer,Renoir .

    • Davide L'autore dell'articolo

      Mah, uomo d’affari proprio no, però solitamente mi astengo dallo sparare giudizi ad minchiam su persone che non conosco… poi il mondo è bello perché è vario, per carità. 🙂