Diario: Provenza e Costa Azzurra 2009 1


13 giugno 2009: Tra treni e stazioni, e ad Antibes in serata

Quest’anno, a causa dell’imminente trasloco all’estero, il mio consueto viaggio estivo è prima del solito (il che non è neanche male) e purtroppo più breve del solito (nove giorni anziché quindici), per cui ho scelto una meta vicina: la Provenza e la Costa Azzurra.

Parto da Milano Centrale con l’Intercity delle 9.05 per Ventimiglia; il treno fino a Genova è pieno e c’è gente in piedi. Purtroppo arrivo a Ventimiglia in ritardo per cui perdo la coincidenza… poco male, mi dico, dato che da qui i treni per Nizza dovrebbero essere molto frequenti. Vado nell’atrio della stazione dove vedo che il treno successivo è soppresso, e quello dopo ancora, che dovrebbe proseguire oltre Nizza (io vado ad Antibes) invece è indicato con destinazione Nizza. Chiedo lumi in biglietteria e mi dicono che in Francia oggi c’è sciopero per cui i treni viaggiano a singhiozzo… accidenti. Dopo oltre un’ora arriva il mio treno, che però resta fermo un’altra oretta a Ventimiglia in attesa dell’Eurocity Milano – Nizza che viene fatto terminare qui (con trasbordo di passeggeri sul mio treno). Arrivato a Nizza, mi tocca aspettare ancora quasi due ore prima che parta un treno per Antibes (o più precisamente per Juan-les-Pins, dove devo scendere io); morale della favola: sarei dovuto arrivare a destinazione verso le 15 e invece arrivo in albergo alle 19, dopo dodici ore di viaggio, piuttosto sfatto (e la giornata è buttata via).

È ormai troppo tardi per andare in spiaggia, per cui mi faccio una doccia, mi cambio, ed esco per cena. Dato che c’è ancora chiaro faccio un giro per il centro di Antibes, che è molto carina, soprattutto i bastioni a picco sul mare vicino al Musée Picasso. C’è parecchia gente in giro, soprattutto inglesi, e molti locali stile pub anglo-irlandese. A Juan-les-Pins invece ci sono locali che danno direttamente sulla spiaggia e che sembrano più modaioli. Dopo cena faccio un giro al porto, e finisco in un’area dove ci sono yacht grandi come transatlantici, su alcuni dei quali sono in corso delle feste. Beh, è sabato sera. Io però sono stanco morto e domani mattina riparto, per cui vado a dormire.

Antibes - Bastioni

Antibes – Bastioni

Antibes - Boulevard d'Aguillon

Antibes – Boulevard d’Aguillon

14 giugno 2009: Avignone

Stamattina prendo il TGV dalla stazione di Antibes, diretto ad Avignone. I TGV (come gli Eurostar italiani, del resto) viaggiano anche sulle linee normali, per cui in realtà fino a Marsiglia l’alta velocità c’è solo nel nome del treno, ma nella mezz’oretta dell’ultimo tratto (dove c’è la linea ad alta velocità) la differenza c’è e si vede… il treno però sembra vecchiotto e con gli interni un po’ malandati (i nostri Eurostar mi sono sembrati messi meglio). Il viaggio dura circa tre ore; ad Avignone il treno ferma in una stazione esterna (Avignon TGV) da cui poi un autobus navetta porta alla stazione centrale (Avignon Centre).

Avignone è stata sede del papato per circa settant’anni, nel XIV secolo, e il monumento più significativo della città è appunto il Palazzo dei Papi. Si tratta di un enorme e imponente palazzo-fortezza in stile gotico, che dopo il ritorno dei papi a Roma ha subito varie vicissitudini compresa la trasformazione in caserma, per cui purtroppo non si è conservato nulla di quanto c’era all’interno: le sale oggi completamente spoglie (a parte un paio in cui sono rimasti degli affreschi) danno solo una vaga idea di quello che dovevano essere all’epoca. Il palazzo è comunque molto bello, e assolutamente da vedere. L’altro monumento famoso di Avignone è il ponte (pont Saint-Bénezet, più spesso semplicemente pont d’Avignon), la cui costruzione nel XII secolo è legata a una leggenda miracolosa e che poi è stato ripetutamente danneggiato dalle piene del Rodano fino ad essere abbandonato. Ne sono sopravvissute solo quattro arcate, dalle mura di Avignone fino più o meno a metà del corso verso l’Île de la Barthelasse (l’altra sponda che si vede dal centro di Avignone è quella di una stretta isola in mezzo al Rodano, da cui si gode di un bel panorama sulla città e sul ponte). Il ponte è famoso in Francia anche per via di una filastrocca che dice “Sur le pont d’Avignon / L’on y danse, l’on y danse / Sur le pont d’Avignon / L’on y danse tout en rond” (motivo per cui capita di vedere gente che fa il girotondo sul ponte cantandola). Per il resto, l’ampio centro di Avignone, interamente cinto da mura, è molto piacevole e pieno di begli angoli e piazzette, anche se purtroppo essendo oggi domenica i negozi sono tutti chiusi.

Avignone - Palazzo dei Papi

Avignone – Palazzo dei Papi

Avignone - Hôtel des Monnaies

Avignone – Hôtel des Monnaies

Avignone - Pont Saint-Bénezet

Avignone – Pont Saint-Bénezet

Avignone - Pont Saint-Bénezet

Avignone – Pont Saint-Bénezet

15 giugno 2009: Nîmes e il Pont du Gard

Oggi sconfino dalla Provenza alla Linguadoca. Vado in stazione ad Avignone per prendere il treno per Nîmes, ma scopro che a causa di un altro sciopero il treno è sostituito da un pullman, il quale va sì diretto a destinazione ma impiega un’ora anziché venti minuti.

Arrivato in stazione a Nîmes noto che, mentre a Nizza e Avignone tutte le indicazioni erano scritte in francese, inglese e italiano, qui sono in francese, inglese e spagnolo. Ma la sfumatura di Spagna a Nîmes non finisce certo qui: nell’anfiteatro romano (molto ben conservato) ora infatti fanno le corride. Oltre all’anfiteatro romano a Nîmes c’è un altro monumento molto antico degno di nota: la Maison Carrée, un tempio romano arrivato pressoché integro fino ai giorni nostri. Vedo che all’interno (a pagamento) proiettano un film in 3D sui gladiatori o qualcosa del genere, il che fa molto Disneyland per cui evito (se usano l’interno in quel modo immagino che non ci sia nulla da vedere).

Nîmes - Les Arènes (anfiteatro romano)

Nîmes – Les Arènes (anfiteatro romano)

Nîmes - Maison Carrée

Nîmes – Maison Carrée

A parte i due monumenti romani, Nîmes non mi sembra una città molto interessante, per cui mi fermo poco e decido di andare a vedere il Pont du Gard, famosissimo acquedotto romano che si trova a una mezz’ora abbondante di pullman da qui (tornando verso Avignone). Il Pont du Gard è molto scenografico e sicuramente da vedere, e fa una certa impressione pensare che sia ancora in piedi dopo duemila anni. Dato che il posto è molto famoso ci sono parecchi turisti; come anche ad Avignone, ci sono diversi gruppi organizzati di ragazzi inglesi e/o americani (evidentemente è la loro stagione).

Pont du Gard

Pont du Gard

16 giugno 2009: Villeneuve-lès-Avignon e Arles

Dedico la mattina di oggi a Villeneuve-lès-Avignon, il paese che sta di fronte ad Avignone, sull’altra sponda del Rodano (ci si può arrivare a piedi). Avignone era territorio pontificio, per cui ai francesi serviva avere un castello lì, appena oltre il fiume, a protezione del confine. Oltre al castello in cima alla collina (Fort Saint-André), a Villeneuve ci sono da vedere la Torre Filippo il Bello e la Certosa Notre-Dame-du-Val-de-Bénédiction; quest’ultima meriterebbe forse una visita all’interno ma, non avendo molto tempo, preferisco salire fino al castello.

Villeneuve-lès-Avignon - Fort Saint-André

Villeneuve-lès-Avignon – Fort Saint-André

Nel primo pomeriggio prendo il treno per trasferirmi un po’ più a sud, ad Arles. Arles è più piccola di Avignone, ha un’aria molto più da paese, e probabilmente è meno toccata dal turismo internazionale. È famosa per via di Van Gogh, che vi ha vissuto e l’ha raffigurata in molti suoi quadri (nessuno dei quali è però rimasto qui), e per i monumenti romani. Anche ad Arles c’è infatti un grande anfiteatro romano ben conservato, che in seguito è stato trasformato in fortezza per cui gli sono state aggiunte delle torri (oggi, come a Nîmes, è usato per le corride), oltre a un teatro romano ancora oggi utilizzato per degli spettacoli. Degna di nota anche la chiesa romanica di Saint-Trophime, che in passato era una cattedrale (quando Arles era sede arcivescovile), mentre sconsiglio di visitare i cryptoportiques (un grande scantinato umido e buio, ciò che resta dell’antico foro romano).

La cena, in un piccolo ristorante vicino all’anfiteatro, è davvero ottima; direi che qui nel sud della Francia si mangia molto bene (decisamente meglio che nel nord), a meno di avere problemi con l’aglio (che è usato ovunque in abbondanza). Dopo cena, in giro per il centro non c’è anima viva.

Arles - Arènes (anfiteatro romano)

Arles – Arènes (anfiteatro romano)

Arles - Place de la République

Arles – Place de la République

Arles - Cathédrale Saint-Trophime

Arles – Cathédrale Saint-Trophime

17 giugno 2009: la Camargue (Saintes-Maries-de-la-Mer e dintorni)

Oggi vado in Camargue, la zona paludosa del delta del Rodano che si trova a sud di Arles. Vado in pullman fino a Saintes-Maries-de-la-Mer (le Marie in questione, secondo la leggenda sbarcate qui dalla Palestina, erano più d’una), dove noleggio una mountain bike per poter girare liberamente. Faccio prima un percorso ad anello di circa 25 chilometri (ben segnalato con appositi cartelli) attraverso la campagna della Camargue, che mi permette di ammirare gli animali per cui questa zona è famosa, cioè i cavalli e i fenicotteri rosa. Vedo anche delle nutrie, e io che vengo da Lodi mi sento a casa (anche perché il panorama è di campagna pianeggiante solcata da canali… certo, nel Lodigiano non ci sono i fenicotteri rosa, ma insomma…). Ci sono, purtroppo, anche parecchie zanzare e moscerini, ben più che dalle mie parti.

Camargue

Camargue

Tornato a Saintes-Maries, mangio un panino all’ombra della chiesa-fortezza e poi riparto in bici lungo la digue à la mer, un sentiero sterrato che dal paese va verso est, al faro della Gacholle (che si trova a 13 chilometri di distanza), passando tra gli stagni e il mare. Il percorso e il panorama sono sicuramente suggestivi, se non fosse che è impossibile fermarsi ad ammirarli per via della quantità impressionante di insetti. A parte delle libellule grosse come elicotteri, che però sono inoffensive, c’è una quantità indescrivibile di zanzare, moscerini, e insetti vari succhiasangue: bisogna pedalare e anche velocemente, perché se ci si ferma bastano pochi secondi per ritrovarsi letteralmente presi d’assalto. Mi domando come facciano i (pochi, per la verità) escursionisti a piedi: non credo sia sufficiente fare il bagno nell’Autan, meglio una tuta da palombaro.

Arrivo al faro accaldatissimo e con una gran voglia di fare il bagno, ma scopro che l’accesso al mare è due chilometri più indietro; va beh, poco male, giro la bici e poi infilo il sentiero che porta alla spiaggia. Il sentiero finisce, e più che una spiaggia sembra il deserto: una distesa di sabbia lunga chilometri e larga diverse centinaia di metri, il mare talmente lontano che nemmeno si vede. E soprattutto, nessun segno di presenza umana: nessuna costruzione, né anima viva; mi sento un po’ Robinson Crusoe sull’isola deserta. Vado verso il mare attraversando questa sterminata distesa di sabbia, sempre nessuno all’orizzonte… ah no, due là in fondo che si allontanano, nudi. In effetti avevo notato sulla mappa che la zona era indicata come area naturista… e adesso che ci penso, non c’è anima viva, vale la pena di stare a cambiarsi e poi trovarsi col costume bagnato addosso o nello zaino? Decido di no, per cui via scarpe, calzini, maglietta, bermuda e mutande, il costume resta nello zaino e mi butto in acqua. Sarà stato anche che arrivavo sudato e surriscaldato da chilometri in mezzo a paludi infestate dalle zanzare, ma il trovarmi su quella spiaggia enorme da solo, con soltanto il rumore del mare e i gabbiani (e niente zanzare in riva al mare…) è stata un’esperienza quasi mistica di contatto con la natura, di quelle che ti riconciliano con il mondo (e che ti fanno domandare perché mai hai scelto di lavorare in un ufficio davanti a un computer anziché aprire un chiosco di raspadüra ai Caraibi). Resto lì un paio d’ore e poi è ora di tornare in paese; per fortuna sono arrivate un po’ di nuvole che rendono il percorso di ritorno molto più fresco e piacevole che sotto il sole delle due (insetti a parte).

Camargue - Digue à la Mer, Phare de la Gacholle

Camargue – Digue à la Mer, Phare de la Gacholle

Camargue - Digue à la Mer

Camargue – Digue à la Mer

Camargue - Digue à la Mer

Camargue – Digue à la Mer

Riconsegnata la bicicletta faccio due passi per Saintes-Maries, che sembra un angolo di Spagna finito in Francia per sbaglio, cara ai gitani perché ospita le reliquie di Santa Sara. È pieno di negozi dall’aria turistica, e passa anche una banda clownesca cantando (con una pronuncia approssimativa) Tu vuò fà l’americano. Riprendo poi il pullman per tornare ad Arles, stanco ma in pace con il mondo.

Saintes-Maries-de-la-Mer - Église des Saintes-Maries

Saintes-Maries-de-la-Mer – Église des Saintes-Maries

18 giugno 2009: Fréjus

Il piano di viaggio iniziale (che però durava due settimane) prevedeva di fare tappa a Marsiglia prima di tornare verso la Costa Azzurra, però all’ultimo momento non ho avuto voglia di passare una giornata in una grande città per cui ho deciso di saltare il capoluogo regionale (che comunque non è una meta particolarmente turistica) e proseguire lungo la costa, fermandomi a Fréjus. In realtà mi sarebbe piaciuto andare a vedere l’isola di Porquerolles, ma partendo stamattina da Arles e dovendo poi ripartire domani mattina per Nizza purtroppo non era possibile.

Fréjus è una cittadina con un piccolo centro storico carino per una passeggiata e con alcune rovine romane (che però, dopo aver visto Arles e Nîmes, non hanno proprio nulla da dire). Faccio anche una puntata in spiaggia (mezz’oretta di cammino dal centro), ma non è un granché ed è piuttosto affollata. In centro c’è un buon numero di ristoranti (e la cena è ottima), ma per il resto in giro la sera non c’è nessuno.

Fréjus - Cathédrale Saint-Léonce

Fréjus – Cathédrale Saint-Léonce

Fréjus - spiaggia

Fréjus – spiaggia

19 giugno 2009: Cap d’Ail e Nizza

Da Fréjus con un’oretta di treno sono a Nizza, ultima tappa del viaggio. Dato che domani mi raggiunge il mio amico Francesco per il week-end rimando la visita della città, e vado invece a vedere i dintorni: la costa tra Mentone e Nizza è infatti molto bella (mentre da Nizza ad Antibes è piatta). Prendo quindi il treno per Cap d’Ail (tra Nizza e Ventimiglia c’è un treno ogni mezz’ora, con un servizio di tipo suburbano molto comodo) e da lì imbocco il sentier littoral, una bella passeggiata di un’oretta tra gli scogli che porta da una parte a Monaco e dall’altra a Plage Mala. Quest’ultima è una bella spiaggia in fondo a una baia, ed è qui che mi dirigo per rilassarmi un po’ e fare il bagno. La spiaggia è purtroppo di ghiaia (ahi), ma è comunque un bel posto.

Cap d'Ail - Sentier littoral

Cap d’Ail – Sentier littoral

Cap d'Ail - Sentier littoral

Cap d’Ail – Sentier littoral

Cap d'Ail - Plage Mala

Cap d’Ail – Plage Mala

Tornato a Nizza esco per cena, e mi trovo praticamente al primo impatto con la città. Vieux Nice, la città vecchia, è tutta un brulicare di gente e di ristoranti, anche qui da segnalare tantissimi inglesi. C’è parecchia gente anche in spiaggia (inglesi con cassa di birra al seguito inclusi), e pure qualcuno che fa il bagno.

20 giugno 2009: Villefranche-sur-Mer e Nizza

Decido di impegnare un paio d’ore in mattinata per visitare Villefranche-sur-Mer, il paese che si incontra subito prima di Nizza venendo dall’Italia. Villefranche si affaccia su una bella baia e somiglia ai paesi della riviera ligure, e direi che vale una visita (anche per la lunga spiaggia).

Villefranche-sur-Mer

Villefranche-sur-Mer

Torno a Nizza dove poco dopo mezzogiorno arriva anche Francesco; pranzo veloce (gnocchi e ravioli: la cucina nizzarda ha una chiara impronta italiana) e poi ci lanciamo alla visita della città. Nizza è una città caotica, bella e disordinata, non molto pulita, piena di vita (e di turisti), come sono spesso le città di mare. Dall’enorme Place Masséna ci addentriamo nel labirinto di stradine della città vecchia, molto affollata anche sotto il sole del primo pomeriggio. Saliamo poi sulla collina del Parc du Château, proprio a ridosso del centro: il castello non c’è più, ma la vista dall’alto è molto bella ed è bello anche il parco, in cui c’è anche una cascata artificiale. Ridiscesi facciamo una passeggiata sul lungomare, la famosissima Promenade des Anglais, e ci rilassiamo un po’ sulla spiaggia, che è ampia e lunghissima ma ahimè di ghiaia grossa, quindi non molto confortevole.

Nizza - Place Masséna

Nizza – Place Masséna

Nizza - Vieux Nice (città vecchia)

Nizza – Vieux Nice (città vecchia)

Nizza - spiaggia

Nizza – spiaggia

Nizza - vista dal Parc du Château

Nizza – vista dal Parc du Château

21 giugno 2009: Principato di Monaco

Oggi decidiamo di andare a visitare il Principato di Monaco, che si raggiunge comodamente in venti minuti di treno da Nizza. Ferrovia e stazione sono sotterranee, anche perché immagino che in uno stato grande due chilometri quadrati scarsi non sia il caso di “sprecare” spazio per la ferrovia (comunque, che questa piccola baia cementificata sia uno stato sovrano è veramente difficile da credere). Il contrasto con Nizza è subito evidente: qui infatti è tutto pulitissimo e ordinatissimo, pure troppo. Saliamo a Monaco-Ville, cioè la “capitale”, dove si trovano il Palazzo dei Principi, la Cattedrale e il Museo Oceanografico. Già che siamo lì, a mezzogiorno assistiamo al cambio della guardia, una messinscena a uso turistico con tanto di banda musicale, decisamente non esaltante. Ridiscesi nella parte bassa, dopo una pausa pranzo facciamo un giro per Montecarlo. Qui riconosciamo chiaramente i luoghi del Gran Premio, ma visto dal vivo anziché in TV sembra tutto molto ma molto più piccolo. Foto di rito davanti al Casinò, e poi è ora di tornare. L’Eurocity parte da Nizza in ritardo, e ovviamente se lo porta fino a Milano Centrale.

Principato di Monaco - Palazzo dei Principi

Principato di Monaco – Palazzo dei Principi

Principato di Monaco - porto di Monaco

Principato di Monaco – porto di Monaco

Principato di Monaco - Cathédrale Notre-Dame-Immaculée

Principato di Monaco – Cathédrale Notre-Dame-Immaculée

Principato di Monaco - Casinò di Montecarlo

Principato di Monaco – Casinò di Montecarlo

Non so dove vorrei vivere, ma vorrei che ci fosse il Mare. Invece sto per trasferirmi in montagna, ma rispetto a Milano non c’è male.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Un commento su “Diario: Provenza e Costa Azzurra 2009

  • Paride Grioni

    Belle le foto e simpatico il contenuto. Sono lodigiano come te e ho trovato divertente i commenti e mi è tornato utile il tuo racconto, perchè vado in Camargue settimana prossima con il camper. Ciao Paride