Diario: Turchia 2012


8 luglio 2012: arrivo a Istanbul

Dopo aver girato buona parte dell’Europa negli ultimi anni quest’estate sconfino in Asia, infatti la meta è la Turchia (OK, OK, Istanbul è perlopiù in Europa, e la Turchia è forse il paese più europeo dell’Asia, ma insomma…). Parto con il volo Lufthansa Monaco-Istanbul delle 11.20; ci sono molti turchi a bordo, e arriva l’applauso all’atterraggio (ah, cominciamo bene). Per raggiungere il centro prendo la metropolitana per qualche fermata e poi un moderno tram, frequentissimo ma comunque affollatissimo (e il concetto di “lasciar scendere prima di salire” sembra sconosciuto ai più). Faccio solo un piccolo giro orientativo perché sono stanco e ho un gran mal di testa, e al primo impatto Istanbul mi appare caotica, rumorosa (non passano dieci secondi senza sentire un colpo di clacson), brulicante. Vedrò meglio domani; per intanto cena, particolare, piuttosto buona e a un prezzo più che ragionevole. Tra l’altro, noto che hanno vini locali e una birra locale (l’onnipresente Efes), il che non penso sia ovvio per un paese musulmano (e non credo siano prodotti destinati ai turisti).

Istanbul - Eminönü

Istanbul – Eminönü

9 luglio 2012: Istanbul

Comincio la mia visita di Istanbul con il palazzo Topkapı, residenza dei sultani ottomani fino a metà Ottocento. Il palazzo ha una concezione completamente diversa rispetto a quelli occidentali: è un complesso di edifici bassi costruiti intorno a quattro cortili, via via modificato nel tempo. Da fuori non si vede praticamente nulla, e non dà quella sensazione di imponenza che ci si potrebbe aspettare. È sicuramente da vedere, anche se un po’ caro e ovviamente strapieno di turisti, per quanto quello che possiamo vedere oggi sia probabilmente solo un’immagine un po’ pallida di quello che doveva essere all’epoca, pieno di tessuti preziosi, tappeti, cuscini e così via. Da vedere anche l’harem, cioè gli appartamenti privati del sultano (dove viveva anche sua madre, che aveva un ruolo molto importante, oltre a mogli, concubine, figli ed eunuchi), che richiede un biglietto a parte. Degno di nota anche il favoloso tesoro (nonostante la fila), con smeraldi enormi e un diamante gigantesco. C’è una lunga fila sotto il sole anche per vedere le sale in cui sono custodite delle importanti reliquie, ma non mi interessa granché per cui lascio stare.

Istanbul - Palazzo Topkapı

Istanbul – Palazzo Topkapı

Istanbul - Palazzo Topkapı, Harem

Istanbul – Palazzo Topkapı, Harem

Istanbul - Palazzo Topkapı, Harem

Istanbul – Palazzo Topkapı, Harem

Nel pomeriggio vado al Gran Bazar, che dovrebbe essere uno dei luoghi più visitati di Istanbul. È una specie di quartiere chiuso e coperto, formato da un labirinto di vicoli dove si susseguono interminabili botteghe che vendono un po’ di tutto. Mi sembra un po’ l’antesignano degli odierni centri commerciali, ma lo trovo francamente opprimente e me ne vado subito. Mi dirigo allora a Beyoğlu, il quartiere che si trova al di là del Corno d’Oro. Dopo una salita con una moderna funicolare percorro İstiklal Caddesi, la grande via dei negozi di Istanbul che da piazza Taksim scende verso Tünel. Pedonale, strapiena di gente, con più o meno i soliti negozi che si trovano in questo genere di via in qualunque città, è comunque una passeggiata piacevole. Dopo Tünel le vie si fanno più strette e scoscese (e più caratteristiche), e passando per la torre di Galata arrivo infine al ponte di Galata, sul Corno d’Oro. Il ponte in sé non è nulla di particolarmente bello, pieno di pescatori sopra (sul marciapiede) e ristoranti di pesce sotto, quasi a livello dell’acqua (ci sarà una connessione?).

Cena molto buona in un ristorante-terrazza con vista sul Bosforo.

Istanbul - Galata

Istanbul – Galata

Istanbul - Torre di Galata

Istanbul – Torre di Galata

10 luglio 2012: Istanbul

Oggi inizio la giornata con la visita a quello che è forse il monumento più famoso di Istanbul: la basilica di Santa Sofia. La basilica è stata costruita più o meno 1500 anni fa sotto l’imperatore Giustiniano, ed è un capolavoro dell’architettura di tutti i tempi. Trasformata da chiesa cristiana in moschea dopo la presa di Costantinopoli da parte degli ottomani, oggi non è più un luogo di culto ma un museo. La fila per entrare è lunga (una mezz’ora sotto il sole), il prezzo non proprio basso (25 lire turche, cioè 11 euro e spiccioli), ma ne vale sicuramente la pena. Santa Sofia è impressionante, immensa, con la grande cupola che sembra davvero poggiare sul nulla, leggera. Purtroppo la gran parte dei mosaici è andata perduta, ma qualche frammento si è salvato. Dopo Santa Sofia visito la Cisterna Basilica, una cisterna sotterranea romana il cui soffitto poggia su decine e decine di colonne con tanto di capitelli. Particolare, e meritevole di una visita (fresca ma umida e buia).

Istanbul - Basilica di Santa Sofia

Istanbul – Basilica di Santa Sofia

Istanbul - Basilica di Santa Sofia

Istanbul – Basilica di Santa Sofia

Istanbul - Basilica di Santa Sofia

Istanbul – Basilica di Santa Sofia

Pranzo leggero e poi prendo una delle imbarcazioni che fanno delle mini-crociere lungo il Bosforo. Nel mio caso si tratta del giro “breve”, per una durata di due ore senza soste intermedie, ed è decisamente piacevole. Subito a nord di Istanbul si trova una specie di “riviera” che si affaccia sullo stretto, che tra l’altro è stretto veramente: pensavo fosse piuttosto ampio e invece sarà largo qualche centinaio di metri; è scavalcato da due ponti, ed essendo tortuoso in alcuni punti sembra un lago, dato che si vede terra a 360 gradi.

Istanbul - Bosforo, Ponte Fatih Sultan Mehmet

Istanbul – Bosforo, Ponte Fatih Sultan Mehmet

Termino la giornata con la visita alla Moschea Blu, di fronte a Santa Sofia, e probabilmente ad essa ispirata nelle forme. Anch’essa impressionante, e molto bello il cortile, ma mi colpisce meno della dirimpettaia più vecchia di mille anni. È più suggestiva la sera, con poca gente e una bella illuminazione, ma non so se si possa entrare come turisti (io la seconda volta mi limito al cortile).

Due giorni interi sono il minimo per vedere decentemente Istanbul, città forse non bellissima nell’insieme (confermo l’impressione iniziale) ma con una storia e dei monumenti straordinari che la rendono probabilmente qualcosa di unico, senza dimenticare la stupenda posizione tra Mar di Marmara, Bosforo e Corno d’Oro.

Istanbul - Moschea Blu

Istanbul – Moschea Blu

Istanbul - Moschea Blu

Istanbul – Moschea Blu

11 luglio 2012: Selçuk

Oggi trasferimento a Selçuk, vicino a Efeso (ho preferito evitare l’iperturistica Kuşadası). Dato che il viaggio via mare/terra (traghetto e treno o autobus) è molto lungo, e che i voli interni sono a buon mercato, ho preferito l’aereo. Torno quindi all’aeroporto di Istanbul, ma stavolta al terminal nazionale. C’è un controllo di sicurezza (controllo bagagli e metal detector) all’ingresso dell’aeroporto, e poi di nuovo per accedere ai gate. Al check-in, come più o meno in qualunque aeroporto non piccolo, c’è la fila unica, ma quando arrivo ad essere il primo e aspetto che si liberi un banco, la gente mi passa davanti e si accalca formando file davanti ai banchi (ovviamente occupati)… mah. Dopo nemmeno un’ora di volo (e tra l’altro Turkish Airlines serve un rispettabile snack anche su una distanza così breve) atterro a Smirne. All’aeroporto di Smirne c’è una stazione ferroviaria, ma i treni che vanno a Selçuk (che è dalla parte opposta rispetto a Smirne) sono poco frequenti, per cui ho quasi due ore di attesa (ma lo sapevo; comunque non mi andava di andare a Smirne per poi prendere un autobus per Selçuk, e peraltro non so se alla fine ci avrei messo di meno). Il treno è moderno, puntualissimo, con l’aria condizionata, ma cortissimo e strapieno, per cui tocca viaggiare in piedi (tra l’altro, a occhio, penso proprio di essere l’unico turista).

Selçuk è un paesone dall’aria sonnacchiosa a pochi chilometri da Efeso, e per questo pieno di pensioni e ristorantini ad uso dei turisti indipendenti che, come il sottoscritto, fanno base qui per un giorno o due. A Selçuk si trovano le rovine del tempio di Artemide: una delle sette meraviglie del mondo, di cui oggi però resta soltanto una colonna malmessa sormontata, a mo’ di capitello, da un nido di cicogne (i nidi di cicogne sono in effetti una particolarità di Selçuk, e si trovano anche in cima alle arcate in rovina di un acquedotto romano nel centro del paese). Altre rovine un po’ più interessanti sono quelle della basilica di San Giovanni, costruita dove si ritiene sia morto l’apostolo (c’è tuttora la tomba). Si intuisce vagamente l’imponenza che doveva avere la chiesa, ma purtroppo non è rimasto molto. Merita comunque una visita.

Cena con vista sull’acquedotto romano, con le cicogne appollaiate in cima, e in compagnia dei gatti del paese (ce ne sono in giro un sacco, pure spaparanzati – come solo i gatti sanno fare – sui divanetti dei bar). E la cena è buona ancora una volta; devo dire che sono piacevolmente sorpreso dalla cucina turca (a parte la colazione: cetrioli e olive appena alzati non si possono neanche guardare, dài).

Selçuk - Tempio di Artemide

Selçuk – Tempio di Artemide

Selçuk - Basilica di San Giovanni, tomba di San Giovanni Apostolo

Selçuk – Basilica di San Giovanni, tomba di San Giovanni Apostolo

Selçuk - Acquedotto romano

Selçuk – Acquedotto romano

12 luglio 2012: Efeso

Sono venuto a Selçuk per visitare Efeso, e così stamattina prendo un minibus per il sito archeologico, che si trova a 5 minuti di strada. Efeso è stata una grande città greca e romana (arrivando a contare 250.000 abitanti), poi decaduta anche per via dell’insabbiamento del suo porto (senza dimenticare i danni inferti da guerre e terremoti) e infine abbandonata. Il sito è abbastanza ampio ma compatto; le rovine più grandiose e famose sono quelle della stupenda biblioteca di Celso e dell’enorme teatro. C’è ovviamente un sacco di gente, in particolare le solite folle di croceristi (le grandi navi da crociera attraccano a Kuşadası) e molti americani, ma il sito merita di sicuro. Interessanti anche le case romane, anche se richiedere per visitarle 15 lire extra (quasi 7 euro) dopo le 25 (più di 11 euro) già pagate per l’ingresso all’area archeologica sembra un po’ troppo.

Efeso - Biblioteca di Celso

Efeso – Biblioteca di Celso

Efeso - Biblioteca di Celso

Efeso – Biblioteca di Celso

Efeso - Teatro

Efeso – Teatro

Efeso - Tempio di Adriano

Efeso – Tempio di Adriano

Dato il gran caldo preso tra i marmi di Efeso, al pomeriggio decido di andare al mare, a Pamucak. Pamucak è la spiaggia di Selçuk, raggiungibile in 10 minuti con i minibus. È una lunga spiaggia di sabbia, non granché bella e frequentata soprattutto dalla gente del posto, per cui nei giorni feriali è poco affollata. Primo bagno (l’acqua mi sembra caldissima, ma forse dopo aver fatto il bagno nella gola del Sill a Innsbruck i miei parametri in merito sono cambiati) e relax in spiaggia. Cena nello stesso ristorante di ieri, dato che è consigliatissimo da varie fonti e mi sono trovato bene. I gatti del paese invece stasera tampinano di più i clienti del ristorante a fianco; si vede che loro preferiscono cambiare.

13 luglio 2012: Pamukkale

Una delle attrazioni turistiche più famose della Turchia è Pamukkale, il “castello di cotone”, cioè delle “vasche” di travertino formate da acqua termale che scende sul fianco di una collina. Da Selçuk c’è un pullman che in circa tre ore e mezza porta direttamente a Pamukkale; il viaggio è tranquillo e servono anche snack e bevande. Il piccolo paese di Pamukkale non offre alcun motivo di interesse, per cui sbrigo le formalità prima di dirigermi ai travertini. Pranzo con un’insalata pessima e pure cara: solo foglie di lattuga con rovesciata sopra una scatoletta di tonno al costo di 8 lire (a Istanbul e Selçuk ne ho mangiate di molto ben preparate per lo stesso prezzo o anche meno). Vado in agenzia a comprare il biglietto del pullman per domani; l’addetto mi dice che costa 25 lire. Gli do una banconota da 100; mi chiede se non ne ho una di taglio più piccolo ma rispondo di no, oltre a quella ne ho solo una da 20. Lui ci pensa un po’ su e poi mi dice “va beh, facciamo 20”. Non era assolutamente mia intenzione tentare di contrattare il prezzo del biglietto del pullman, e la cosa mi lascia un po’ sconcertato.

Lascio passare l’ora più calda della giornata e verso le 3 e mezza vado ai travertini. Si può entrare solo a piedi nudi per non danneggiare la roccia (o più precisamente senza scarpe, ma non mi sembra il caso di farla con le calze), ma al di là dei motivi di conservazione del sito è comunque una buona idea, dato che il fondo non è né tagliente né scivoloso, e stare con i piedi a mollo è decisamente d’aiuto con il caldo. C’è da dire che le foto che si trovano in giro corrispondono solo vagamente alla realtà, tuttavia il luogo è molto particolare e a me è piaciuto. In cima alla collina di Pamukkale si trova il sito archeologico della città romana di Hierapolis, ma direi che a parte il teatro, dopo aver visto Efeso queste rovine non hanno molto da dire. Nella zona di Hierapolis c’è anche la cosiddetta “piscina antica”: una piccola vasca di acqua termale (immagino la stessa che scende lungo i travertini) con anche qualche pezzo di colonna nell’acqua, in cui è possibile fare il bagno per la modica cifra di 30 lire (13 euro e rotti) in aggiunta alle 20 lire già pagate per accedere al sito di Pamukkale-Hierapolis, e non mi sembra francamente il caso. Intorno alla piscina ci sono amenità varie tra cui vasche per farsi “massaggiare” le gambe da dei pesciolini (“veri pesci turchi!” dice il cartello… mica che vi freghiamo con, che so, pesciolini greci), un tappeto su cui farsi fare un filmato, che viene poi sovrapposto a immagini di panorami per ottenere uno squallido effetto da tappeto volante, e la possibilità di farsi fare una foto nella piscina e poi riprodurla su un piattino di vetro (una cosa talmente oltre il cattivo gusto che non saprei come definirla). Verso le 18:30 ridiscendo sui travertini, e questo è un buon orario: non c’è folla, fa meno caldo, e la luce è più suggestiva. È possibile bagnarsi nelle vasche lungo il percorso (dal quale non si può deviare) ma l’acqua arriva solo poco sopra al ginocchio; in alcuni punti però scende dalla parete a cascata ed è piacevole farcisi una “doccia”.

Cena nel ristorante della pensione dove alloggio (il paese offre veramente poco); cibo nella norma ma prezzi alti (ho mangiato di più e meglio a Selçuk spendendo molto meno). Questa è una località toccata da turisti mordi e fuggi che in genere si fermano al massimo una notte, e penso che gli esercizi commerciali locali ci marcino decisamente.

Pamukkale

Pamukkale

Pamukkale

Pamukkale

Pamukkale

Pamukkale

Pamukkale - Hierapolis, Teatro

Pamukkale – Hierapolis, Teatro

14 luglio 2012: Fethiye

Oggi trasferimento a Fethiye, sulla costa meridionale, dove ho in programma di fare base per quattro giorni visitando alcune località vicine. Da Pamukkale partono bus diretti solo per Kuşadası/Selçuk, mentre per qualunque altra destinazione bisogna cambiare nella vicina città di Denizli (a mezzora scarsa da Pamukkale, con minibus frequentissimi). Da Denizli prendo poi un piccolo pullman per Fethiye, che impiega quattro ore. Tra l’altro raccatta gente del luogo sul percorso in posti improbabili che non somigliano per nulla a fermate, mentre quando, fermo, viene approcciato da due turisti stranieri, l’autista li respinge dicendo che se non hanno il biglietto non possono salire (io però prima ho visto gente del posto salire e pagare… mah). Inoltre, l’autista passa la gran parte del tempo parlando al cellulare (ovviamente senza auricolare) e spara esclusivamente stucchevole musica turca per tutto il viaggio (e l’effetto per me è come se su un pullman italiano mi propinassero tre ore di Raoul Casadei, magari seguita da un’oretta di Gigi d’Alessio per cambiare un po’).

A Fethiye fa caldo, è ormai primo pomeriggio, per cui dopo essermi sistemato in albergo decido di andare alla spiaggia più vicina, quella di Çalış, collegata dai soliti minibus. La spiaggia di Çalış è lunghissima; lo spazio non manca nonostante sia sabato, ma l’acqua lascia molto a desiderare: torbida e verdastra, sembra un po’ il Baggersee di Innsbruck (che per essere un laghetto in città non è male per farci il bagno, ma sul mare avrei altre aspettative).

Il centro di Fethiye, sia sul lungomare che nelle vie pedonali interne, è pieno di ristoranti, bar e negozi, e la sera è molto animato. Lungo la passeggiata lungomare sono ormeggiate un’infinità di barche per le classiche gite di un giorno tutto compreso (la più comune è quella “delle 12 isole” nella baia di Fethiye), o da noleggiare per uscite private. Direi che Fethiye è un luogo piacevole, anche se purtroppo non storico perché la città è stata distrutta da un terremoto negli anni Cinquanta. Cena, ancora una volta ottima davvero.

Fethiye

Fethiye

Fethiye

Fethiye

15 luglio: Ölüdeniz

Domenica, calda domenica che decido di passare a Ölüdeniz, forse la spiaggia più famosa della Turchia, a breve distanza da Fethiye (a cui è collegata tramite i soliti frequenti minibus). La spiaggia di Ölüdeniz è effettivamente bella; lunga, in una posizione molto scenografica che forma una laguna su un lato, con acqua limpida e azzurra. La parte finale (la più bella) è un parco naturale, e bisogna pagare 5 lire (2 euro e spiccioli) per entrarci, sul che non avrei niente da ridire se poi non fosse sostanzialmente obbligatorio noleggiare lettino e ombrellone per poter stare in spiaggia, dato che di altro spazio disponibile praticamente non ce n’è. Ölüdeniz è una località famosa per il parapendio (e vista dall’alto deve essere effettivamente molto bella), e infatti guardando in cielo ne conto una trentina. Direi che il turismo è in grande maggioranza turco, con una significativa presenza di inglesi; pochissimi gli italiani (al contrario di Istanbul).

Ölüdeniz

Ölüdeniz

16 luglio: gola di Saklıkent

Oggi per tentare di sfuggire alla calura (che ieri credo abbia toccato i 40 gradi) vado a visitare la gola di Saklıkent, a poco più di un’ora da Fethiye con i soliti minibus. Questi minibus, detti dolmuş, partono con una frequenza più o meno prestabilita ma non hanno dei veri e propri orari, e seguono un percorso prestabilito ma non hanno vere e proprie fermate (e anche per quanto riguarda il percorso mi è parso di capire che ci siano alcune deviazioni fattibili a richiesta). Fondamentalmente, dalla strada si fa segno per fermarli, e una volta a bordo si avvisa quando si vuole scendere. Il percorso verso Saklıkent passa attraverso zone rurali non turistiche, e quindi offre uno spaccato di vita reale su un mondo lontanissimo dalla mia quotidianità. Il pullmino si ferma dove non c’è nessuno, e subito un tizio spunta dagli alberi e salta su (mi immagino che si possano essere accordati per telefono, dato che anche in questo caso l’autista è sempre al cellulare); un altro tizio sale con un’enorme latta di olio di semi. In un paese si ferma, l’autista va a prendersi una cosa che sembra una granita e dei giornali; a un incrocio raccatta un involto da un tizio, e lo consegna poi a casa di un altro tizio più avanti, e così via.

Per risalire la gola è consigliabile avere delle scarpe adatte (anche se ho visto gente in infradito), comunque è possibile noleggiare all’ingresso delle scarpe di gomma (quelle da uomo sembrano particolarmente stupide, avendo la forma di scarpe classiche con tanto di tacco, che per camminare tra le rapide di un torrente non mi sembra una grandissima idea). Io tengo le mie scarpe, che vanno benissimo. Dopo un primissimo tratto su una passerella di legno, bisogna guadare il torrente in un punto in cui la corrente è abbastanza forte, ma c’è una corda per aiutarsi. Si prosegue poi con l’acqua perlopiù all’altezza delle caviglie, ma in alcuni punti arriva fin quasi ai fianchi. Il torrente è fangoso, per cui non si vede dove si mettono i piedi, e alcuni passaggi richiedono un pochino di sforzo e di attenzione (e, appunto, scarpe che non facciano scivolare). La gola comunque è molto bella, davvero una stretta spaccatura tra alte pareti di roccia. Dopo circa tre quarti d’ora arrivo alla cascata, che credo sia per molti il punto d’arrivo. Io proseguirei volentieri ancora un po’ (la gola si può percorrere per diversi chilometri), ma il problema è che bisogna passare sotto la cascata, e per via di macchina fotografica e telefono non me la sento (nonostante siano in un sacchetto di plastica nello zaino), per cui torno verso l’ingresso. È stato comunque un diversivo piacevole, e che permette di sfuggire al caldo. L’ingresso alla gola costa solo 5 lire, ma le attività circostanti (dai bar al rafting) hanno molto l’aria di trappole per turisti.

Gola di Saklıkent

Gola di Saklıkent

Gola di Saklıkent

Gola di Saklıkent

Gola di Saklıkent

Gola di Saklıkent

17 luglio 2012: Valle delle Farfalle

Fethiye offre alcune cose da visitare, per esempio le tombe licie scolpite nella roccia appena sopra la città, o le rovine di Tlos, o il villaggio fantasma di Kayaköy, ma quando alle 9 e mezza di mattina ci sono già più di 30 gradi e quella piacevole cappa d’afa che non se ne va nemmeno la sera, francamente ti passa la voglia (purtroppo). Non mi sarebbe dispiaciuto in particolare visitare Kayaköy (in greco Levissi), un villaggio greco che gli abitanti hanno dovuto abbandonare quando, dopo la nascita dello stato turco, Grecia e Turchia hanno concordato uno scambio di popolazioni, per cui i greco-ortodossi che vivevano in Anatolia sono stati trasferiti in Grecia, e i musulmani che vivevano in Grecia sono stati trasferiti in Turchia. Il villaggio di Kayaköy è abbandonato da allora, e con le sue case e chiese diroccate (anche perché danneggiate dal terremoto) è ora tutelato come monumento. Mi è piaciuta in proposito una poesia che ho letto qui su un libro.

Memory of an Exodus

Seventy years had passed
and now this grey old one
was recalling the exodus

and from that tired old brain
the first memory
was of the cats

The cats were crying
she said
The cats were crying

Of course! Of course!
The dogs followed the people
the goats and the cows were sold
but the cats stayed

And a thousand cries
and a thousand whys
ate into the mind of a young child
and stayed there

and will stay another five years or ten
and will then be gone
like the people
forever

— John Laughland

Ad ogni modo, viste le temperature non rimane che andare al mare, e per oggi scelgo la Valle delle Farfalle. Questa “valle” è una sorta di piccola spianata tra alte pareti rocciose, praticamente raggiungibile solo via mare (c’è anche un sentiero che scende dal paese di Faralya lungo la parete, ma a quel che ho capito, oltre che molto faticoso, è anche piuttosto pericoloso). Da Ölüdeniz c’è in servizio una barca che in circa mezz’ora porta alla Valle delle Farfalle, che è anche la prima fermata di alcune gite organizzate tutto compreso (che però non sono proprio il mio genere). La spiaggia, ghiaiosa, è piuttosto ampia, e l’acqua è limpida e di un bell’azzurro. In fondo alla valle (a circa un chilometro dalla spiaggia) c’è anche una cascata, ma quando dopo la camminata arrivo quasi a destinazione c’è più gente che sul metrò a Milano all’ora di punta, e non ci si può neanche muovere (la cosa è aggravata da alcune acute ragazze che tentano di arrampicarsi su queste rocce bagnate con delle zeppe da 10 centimetri sotto i piedi). Visto anche che si tratta di poco più di un rivolo d’acqua, rinuncio e torno in spiaggia per fare il bagno. Alla Valle delle Farfalle ci sono un campeggio dall’aria spartana e un paio di bar decisamente senza pretese. Mentre mangio un’insalata faccio la conoscenza di una ragazza di Oxford che ha mollato il suo lavoro in Inghilterra e, stanca della pioggia inglese, vuole lavorare qui per un mese (dopo esserci stata l’anno scorso in vacanza). I barconi dei gitanti se ne vanno subito dopo pranzo, e a quel punto mi accorgo della bellezza di questo posto, finalmente libero dalla folla. Alle 3 le spiaggia è praticamente deserta, una meraviglia. Alle 5 e mezza parte la barca che mi riporta a Ölüdeniz, e da qui il minibus a Fethiye. Di farfalla ne ho vista soltanto una.

Faralya - Valle delle farfalle

Faralya – Valle delle farfalle

Faralya - Valle delle farfalle

Faralya – Valle delle farfalle

18 luglio 2012: Kalkan

Oggi penultimo trasferimento, da Fethiye a Kalkan (circa un’ora e mezza di pullman). Arrivo all’ora di pranzo, e dopo essermi sistemato e riposato un attimo decido di andare al mare (anche perché con questo caldo…). Vado alla spiaggia di Kaputaş, pochi chilometri dopo Kalkan andando verso Kaş. La spiaggia di Kaputaş fa bella mostra di sé sulla copertina dell’edizione attuale della Lonely Planet dedicata alla Turchia, quindi immagino sia piuttosto nota. È una spiaggia piccola, di sabbia e ghiaia, subito sotto la strada (si scende tramite qualche rampa di scale), con l’acqua di un azzurro incredibile. Molto bella, e anche poco affollata, forse anche perché quasi del tutto priva di servizi (il che non mi disturba, anzi). Il cellulare mi aggancia la rete greca, immagino perché l’isola greca di Castelrosso (quella di “Mediterraneo”) è a un tiro di schioppo (ci si può arrivare in barca da Kaş).

Kalkan è un ex villaggio di pescatori trasformato ad uso del turismo (soprattutto inglese); me lo immaginavo più piccolo, ma penso ci siano anche molte seconde case. È in una posizione molto scenografica, costruito sulle pendici della montagna affacciate su una piccola baia, con le stradine del centro che scendono verso il minuscolo porto. È strapieno di ristoranti, bar e negozi, il che ne fa appunto la classica località turistica, ma è piacevole e non pacchiano, anche se un po’ fighetto.

Kalkan

Kalkan

Kalkan

Kalkan

Kalkan - spiaggia di Kaputaş

Kalkan – spiaggia di Kaputaş

19 luglio 2012: Patara

Oggi giornata a Patara, a pochi chilometri da Kalkan. A Patara c’è un sito archeologico piuttosto vasto, ma data la temperatura passo oltre e mi dirigo direttamente alla spiaggia (per accedere alla quale bisogna comunque pagare l’ingresso al sito archeologico). La spiaggia di Patara è lunghissima (più di 15 chilometri), di sabbia, pressoché deserta a parte il tratto vicino al parcheggio, dove c’è un bar e si possono noleggiare ombrelloni e lettini. È anche uno dei luoghi in cui nidificano le tartarughe Caretta-Caretta, e per questo è sotto tutela. Purtroppo il mare è mosso (nonostante non ci sia un filo di vento), ma penso che altrimenti l’acqua sarebbe limpida.

Tornato a Kalkan, nella piscina della pensione dove alloggio faccio la conoscenza di una coppia pugliese (trapiantata a Padova), e la chiacchierata che comincia nel tardo pomeriggio si allunga a cena (buona, su una piccola terrazza con una bella vista e finalmente un po’ di venticello) e finisce all’una di notte (ma quando la compagnia è buona una chiacchiera tira l’altra).

Patara

Patara

20 luglio 2012: Antalya

Oggi ultimo trasferimento, da Kalkan ad Antalya (in italiano chiamata anche Adalia). Saluto gli amici di ieri, e facciamo colazione insieme. Mi offrono anche dei biscotti che si sono portati da casa (quando si dice essere organizzati): finalmente dei dolci a colazione!

Faccio un giretto mattutino per Kalkan (ma fa già troppo caldo; questa cappa di afa non dà mai tregua) e poi alle 12:30 prendo il pullman per Antalya, che impiega quattro ore. In genere in Turchia l’autostazione (otogar) è in culo ai lupi, tanto più quanto più è grande la città, e Antalya, che ha un milione di abitanti, non fa eccezione. Per fortuna c’è una moderna metrotranvia (l’AntRay) che porta in centro abbastanza velocemente.

Il quartiere storico di Antalya, Kaleiçi, è un grande labirinto di viette pedonali in cui si perde subito l’orientamento (per fortuna la via centrale è lastricata diversamente, per cui è facile da riconoscere quando prima o poi la si incrocia). Da Kaleiçi si scende verso il piccolo porto turistico, pieno di tamarrissime barche a tema piratesco che offrono gite in mare. Non c’è una piazza, ma praticamente di vere e proprie non ne ho viste da nessuna parte; evidentemente è un concetto europeo che qui non hanno (c’è anche da dire che in Europa spesso sulla piazza principale si affaccia la chiesa principale, caso che qui ovviamente non sussiste). Kaleiçi è piena di pensioni e piccoli alberghi, che in molti casi fanno anche da ristorante, ma non è un luogo affollato. Antalya in sé non è in realtà una destinazione turistica importante, nonostante abbia uno degli aeroporti più trafficati del paese: la maggior parte dei turisti è infatti diretta ai resort della costa (a est di Antalya, dalla parte opposta rispetto a quella da cui sono arrivato io) con pacchetti tutto compreso, e viene perciò prelevata direttamente in aeroporto e scaricata in albergo. Ad Antalya si fermano quindi perlopiù i turisti indipendenti. C’è anche da dire, comunque, che ad Antalya non c’è molto da vedere: il quartiere di Kaleiçi merita di essere visitato, ci sono un paio di altre cosette, ma direi che qualche ora in totale è sufficiente (c’è anche un museo archeologico che potrebbe essere interessante, ma non mi va).

Antalya - Porta di Adriano

Antalya – Porta di Adriano

Antalya - Kesik Minare

Antalya – Kesik Minare

Antalya

Antalya

21 luglio 2012: Antalya e ritorno a casa

Oggi è il mio ultimo giorno in Turchia, e anche se ho il volo nel tardo pemeriggio per la giornata non mi resta molto da fare. Faccio ancora un giro in città in mattinata ma poi sopraggiunge subito la calura, per cui dopo pranzo mi organizzo per raggiungere l’aeroporto. L’aeroporto di Antalya è molto trafficato ma serve soprattutto i turisti dei pacchetti tutto compreso, per cui non è ben collegato con la città. Chiedo lumi all’ufficio turistico e mi dicono che c’è un pullman che parte dalla (lontanissima) stazione degli autobus, passa da qualche parte non lontano dal centro, e dopo lungo peregrinare arriva infine all’aeroporto. Provo a contrattare la corsa con un tassista, e dato che il prezzo pattuito è ragionevole, lascio perdere il bus.

L’aeroporto di Antalya è molto grande, ma non c’è assolutamente nulla; ancora una volta immagino che questo sia dovuto al tipo di clientela servita. Il mio volo parte alle 18:15 e dopo circa tre ore arriva a Monaco; ancora un paio d’ore di strada e poi sono a casa.

(Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui)

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