Diario: Isole Faroe 2017 6


10 luglio 2017: arrivo a Tórshavn

Sono all’aeroporto di Bergen, in Norvegia, in partenza per la seconda parte di questo viaggio (il diario della prima parte, da Oslo a Bergen, è disponibile qui), che ha come meta le Isole Faroe. Cominciamo con il chiarire la questione del nome, dato che per qualche strano accidente storico-linguistico queste isole nei testi italiani sono spesso indicate con il nome di “Fær Øer”. La stranezza sta nel fatto che questo nome è usato solo in italiano: le isole si chiamano infatti “Føroyar” in faroese e “Færøerne” in danese (lingue ufficiali), in altri modi più o meno simili in norvegese, islandese e altre lingue, ma in nessuna lingua si chiamano “Fær Øer”. Probabilmente sotto l’influenza dell’inglese (“Faroe”) e forse seguendo anche le altre lingue romanze (“Feroe”), ultimamente in italiano si sta affermando la molto più semplice denominazione di Faroe. Dato che mi sembra palesemente assurdo usare in italiano un nome che chiaramente italiano non è ma non esiste in nessun’altra lingua (e che in italiano abbiamo chiari problemi a scrivere e non sappiamo neanche come pronunciare), io seguo quest’ultima tendenza e uso il nome di Isole Faroe (con buona pace di Wikipedia Italia).

Decollo dunque a metà mattina da Bergen con un volo Atlantic Airways (la compagnia di bandiera faroese, praticamente l’unica che serve queste isole) e dopo un’ora e un quarto di volo tranquillo atterro a Vágar, l’aeroporto delle Faroe. Vedo che un altro aereo è appena arrivato (stanno scaricando i bagagli), e con due voli in arrivo quasi in contemporanea l’aeroporto già scoppia. Il terminal è nuovo e moderno ma è comunque minuscolo (e occupato per metà dal duty-free); a quel che ho letto la sua apertura, un paio d’anni fa, ha costituito un miglioramento importante, con addirittura il raddoppio del numero dei gate (passati da uno a due!). Mi rendo subito conto che le Faroe non sono un posto dove avere fretta. Al piccolo ufficio turistico dell’aeroporto, dove devo comprare il pass settimanale per gli autobus, c’è solo una ragazza, che nonostante la crescente fila di persone agisce con inscalfibile lentezza (il problema, più che altro, è che non sembra molto informata…). Dato che ho un po’ di tempo in attesa del pullman e dato che è mezzogiorno, decido di mangiare qualcosa, e anche al bar c’è solo una ragazza, molto gentile ma… Una signora, letto il cartellone con cibi e prezzi, chiede un trancio di pizza, e la risposta è “non ho ancora acceso il forno”; chiede allora un würstel, e la risposta è “non ho ancora acceso la griglia”… e sì che è mezzogiorno, mica le otto di mattina.

Alle due è finalmente l’ora di prendere il pullman che porta a Tórshavn (si pronuncia tipo “Torsciàun”), la capitale delle Faroe. L’aeroporto è stato originariamente costruito a scopi militari dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale, e la posizione è stata scelta in quanto non visibile dal mare, non certo tenendo in considerazione la comodità di raggiungere Tórshavn… che non si trova nemmeno sulla stessa isola! Da una quindicina d’anni non è più un gran problema perché è stato costruito un tunnel sottomarino che collega le due isole, ma prima per raggiungere la capitale dall’aeroporto bisognava prendere anche un traghetto. Ad ogni modo, il traffico è pressoché inesistente, il tragitto piacevole, e c’è il sole, così posso ammirare un primo assaggio di paesaggio faroese. Di primo acchito mi tornano in mente le isole della Scozia e l’Islanda (beh, in effetti qui siamo più o meno a metà strada), e avendo amato entrambe penso subito che amerò anche quest’angolo di mondo. Come mi aspettavo dalle fotografie che avevo visto, il paesaggio è verdissimo, e la vista spazia lontano perché, a parte la scarsa presenza umana, di fatto non c’è nemmeno un albero in tutto l’arcipelago (OK, poi qualcuno in qualche giardino in realtà l’ho visto, ma immagino siano accuditi dai proprietari come fossero figli).

Tórshavn è fondamentalmente un paesone molto cresciuto, con un’aria di frontiera; non c’è un granché da vedere, ma è di gran lunga il posto più comodo dove fare base. Passeggio per la piccola parte vecchia della cittadina, dove ha anche sede il governo delle Faroe (tutto molto di basso profilo; casette rosse di legno tra le quali si può gironzolare liberamente, senza nemmeno una guardia). Un tizio, vedendomi con la macchina fotografica, mi chiede se mi piace qui. È svedese, e mi dice che vive alle Faroe da sedici anni; gli piace la gente, ma il clima d’inverno, con le forti tempeste atlantiche che si abbattono sull’arcipelago, è molto duro. Continuando il mio giro noto che si vedono un po’ di turisti, ma è piuttosto chiaro che il turismo qui non è ancora molto sviluppato (il che è probabilmente un bene). E non è molto sviluppata nemmeno l’offerta gastronomica, che a parte un paio di ristoranti dai prezzi astronomici è piuttosto desolante. Ma non è certo la buona cucina il motivo per cui ci si spinge fino a quest’angolo remoto d’Europa…

Tórshavn

Tórshavn – Tinganes

11 luglio 2017: Vestmanna e Mykines

Oggi splende il sole; tempo perfetto per un’escursione che toccherà due dei luoghi più famosi e visitati delle Faroe: le scogliere di Vestmanna e l’isola di Mykines. Sono di solito due escursioni separate (e la barca di linea per Mykines parte da Sørvágur, il paese vicino all’aeroporto), ma la compagnia che organizza la visita alle scogliere di Vestmanna due volte la settimana offre anche un’escursione combinata che comprende Mykines, e io ho scelto quella (è necessario prenotare in anticipo sul loro sito Internet, altrimenti è molto difficile trovare posto).

Con il pullman da Tórshavn arrivo quindi a Vestmanna, paese abbastanza grosso che una volta era il punto d’arrivo dei traghetti che collegavano le isole di Vágar (dove si trova l’aeroporto) e Streymoy (dove si trova Tórshavn), prima che fosse aperto il tunnel sottomarino. L’escursione inizia con le scogliere, che sono veramente impressionanti, con diversi faraglioni e archi naturali, e ospitano numerose colonie di uccelli. Visto anche che il mare è piatto, la barca si avvicina moltissimo alle formazioni rocciose e ci passa anche in mezzo.

Scogliere di Vestmanna

Scogliere di Vestmanna

Dopo circa un’ora è il momento di fare rotta verso Mykines (si pronuncia “Mìcines”), la più occidentale delle isole Faroe. Mykines è davvero un posto remoto, e non facile da raggiungere. Date le difficoltà di approdo, in caso di maltempo può rimanere irraggiungibile per giorni, e infatti l’ufficio turistico dice chiaramente di non andarci il giorno prima di dover prendere l’aereo per lasciare le Faroe, dato che può capitare di rimanerci bloccati. Oggi però le condizioni meteo sono splendide, l’Atlantico è calmissimo, per cui non c’è alcun rischio. Sull’isola non ci sono strade né automobili, e c’è solo un piccolo villaggio (abitato stabilmente da una ventina di persone, numero che cresce in estate) con una pensione, un ostello, una caffetteria e un negozietto. Mykines, oltre alla bellezza naturale, è famosa per gli uccelli, e in particolare per i pulcinella di mare, che in estate vi nidificano a migliaia. L’escursione a piedi che fanno tutti a Mykines è quella che dal paese porta al faro, che in realtà si trova sull’isolotto di Mykineshólmur, collegato a Mykines da un ponte. È una camminata di circa tre ore tra andata e ritorno, non semplicissima, ma davvero bella (sento alcuni italiani che commentano: “beh, casomai dovessimo morire qui, moriremmo in un bel posto”). I pulcinella di mare sono dappertutto, te li ritrovi vicinissimi, e li vedi infilarsi nei buchi del terreno dove fanno il nido. Sono piuttosto buffi: volano tenendo le zampe all’infuori e sbattendo forte le piccole ali; probabilmente la loro aerodinamica non è delle migliori. Dal faro si gode di una vista magnifica sull’isola, e la sensazione che si prova guardando l’Atlantico, circondati solo dal rumore delle onde e degli uccelli, è indescrivibile. Non è certo il posto dove abiterei, ma sono veramente contento di esserci venuto, e stavolta con il tempo sono stato davvero fortunato.

Mykines

Mykines – Pulcinella di mare

Mykines

Mykines

12 luglio 2017: Kirkjubøur e Nólsoy

Stamattina vedo una nave da crociera nel porto di Tórshavn; non sapevo fosse una meta delle crociere, e immagino si tratti di quelle che vanno in Islanda. Ad ogni modo, il mio programma per la prima parte della giornata è di raggiungere a piedi Kirkjubøur (la pronuncia è qualcosa tipo “Circiuböur”), che si trova dall’altra parte della collina. Si tratta di una facile camminata di circa sette chilometri, più altri due per raggiungere il punto d’inizio dal centro di Tórshavn. Il percorso ha una salita iniziale e poi è quasi tutto più o meno in piano, fino alla discesa finale. Sembra un viaggio nel tempo: il percorso, tracciato chissà quanto tempo fa per collegare il centro politico e commerciale delle Faroe (Tórshavn) con quello religioso (Kirkjubøur), è segnato da mucchi di pietre, e si incontrano più pecore che persone; permette inoltre di godere di una bella vista sulle isole di Hestur e Koltur. Kirkjubøur è il sito storico più importante delle Faroe: è infatti qui che si trovava la cattedrale dell’arcipelago, costruita nel ‘300 e abbandonata in seguito alla riforma protestante nel ‘500 (quando era ancora probabilmente incompiuta); ora ridotta in rovina. A parte le modeste rovine della cattedrale, Kirkjubøur è un minuscolo villaggio con alcune case in stile tradizionale (quelle con l’erba sul tetto), una fattoria risalente al XI secolo, e la più vecchia chiesa tuttora in uso delle Faroe.

Camminando da Tórshavn a Kirkjubøur

Kirkjubøur

Kirkjubøur

Per tornare a Tórshavn prendo l’autobus urbano (Kirkjubøur, anche se piuttosto distante, fa parte del comune della capitale), che è gratuito. Dopo un pranzo tardivo in un caffè al porto di Tórshavn, dedico il resto del pomeriggio a una breve escursione a Nólsoy, isola di fronte alla capitale che si raggiunge in venti minuti di traghetto (i traghetti sono inclusi nel pass degli autobus). Sarà sicuramente anche per via del sole, ma il villaggio di Nólsoy, che si trova vicino a un’estremità dell’isola su uno stretto istmo, mi appare molto colorato e piacevole. Dal villaggio parte un sentiero che raggiunge il faro all’estremità opposta dell’isola, ma per andarci servono circa cinque ore tra andata e ritorno ed è ormai troppo tardi. Percorro però il primo tratto del sentiero, che offre un bel panorama sul villaggio. Visito poi il piccolo paese, che ovviamente è molto tranquillo. Sembra un mondo a parte, con le casette colorate strette le une alle altre, una sorta di emporio, i bambini che giocano per strada e al porto. Immagino che buona parte di quelli che vivono qui lavori a Tórshavn, dato il breve viaggio con il traghetto che fa la spola diverse volte al giorno.

Nólsoy

Nólsoy

13 luglio 2017: Gjógv

Oggi lascio la capitale e mi dirigo a Gjógv (si pronuncia più o meno “Gègv”), sull’isola di Eysturoy, considerato uno dei paesi più caratteristici delle Faroe. La stradina a una corsia che raggiunge il paese da Eiði inerpicandosi su per la montagna vale da sola il viaggio a Gjógv, offrendo panorami spettacolari e irreali. Gjógv è un paesino che si trova alla fine di una valle, presso una sorta di breve gola che fa da accesso al mare. A parte la pensione dove alloggio, non sembra esserci nessuna attività commerciale, nemmeno un caffè o un negozio che venda l’indispensabile; le case però non sono poche e sono chiaramente abitate, e si vedono bambini biondissimi giocare per strada.

Anche le attività disponibili non sono molte: si può salire sulla montagna alle spalle del paese, per il primo tratto camminando lungo la scogliera. Il panorama è molto bello, in particolare le forme incredibili e praticamente verticali dell’isola di Kalsoy, che nasconde l’orizzonte come una sorta di sipario. Proseguo la salita, e al termine mi appoggio a una roccia e apro un pacchettino di biscotti. A quel punto vedo una pecora a una ventina di metri da me che mi fissa. Metto in bocca un biscotto; la pecora si avvicina, si ferma, fa beeeee, e si lecca letteralmente i baffi. A quel punto vedo materializzarsi nella sua testa una nuvoletta tipo fumetto che dice “biiiscooottooo!!!” (le pecore allungano le vocali, anche quando pensano). OK, mettersi a mangiare dei biscotti in presenza delle pecore probabilmente non è stata un’idea particolarmente furba, per cui mi sposto. La pecora si mantiene a distanza ma mi viene dietro, sempre con il pensiero fisso “biiiscooottooo!!!”. Allungo, e infine desiste, guardandomi tristemente mentre la nuvoletta nella sua testa svanisce. Poverina, in realtà mi dispiace averti deluso. Va beh, ridiscendo. Il tempo oggi è coperto, ma non piove e la visibilità è buona, per cui non mi lamento. Anzi, direi che fa parte del fascino di questi luoghi anche vederli con il cielo grigio.

Gjógv

Gjógv

Gjógv

14 luglio 2017: Klaksvík e Viðareiði

Oggi mi trasferisco nelle isole settentrionali. Per arrivarci, si percorre un altro tunnel sottomarino, lungo più di sei chilometri e che arriva a 150 metri sotto il livello del mare (nel punto più basso hanno anche messo delle luci colorate come decorazione). Sbucato dal tunnel arrivo quindi a Klaksvík, sull’isola di Borðoy, che con i suoi cinquemila abitanti si classifica come il secondo centro abitato più grande delle Faroe dopo la capitale Tórshavn. Klaksvík è un paesone portuale non particolarmente caratteristico né interessante, però analogamente a Tórshavn è una buona base per via dei trasporti e servizi disponibili. Per quanto il paese in sé non abbia molto da offrire, il contesto è piuttosto scenografico, dato che Klaksvík si trova in una stretta baia a U chiusa dalla sagoma piramidale dell’isola di Kunoy. Nel punto in fondo alla baia, che in teoria potrebbe essere il centro del paese, c’è un grosso cantiere, in parte occupato da un edificio moderno in costruzione. Forse stanno costruendo un nuovo spazio urbano recuperando un tratto di lungomare – direi che l’atmosfera del paese ci potrebbe guadagnare.

Klaksvík

Klaksvík

Dopo un pranzo in un caffè, prendo il minibus che porta a Viðareiði, sull’isola di Viðoy. Per arrivarci, si percorrono due gallerie piuttosto lunghe (a occhio un paio di chilometri ciascuna) senza illuminazione e soprattutto a corsia unica: un senso di marcia ha la precedenza e si può procedere (con cautela…) mentre chi viaggia nell’altro senso deve fermarsi nelle rientranze laterali e far passare. Non avevo mai visto nulla di simile in una galleria e fa abbastanza impressione, ma immagino che qui ci sia ben poco traffico. L’ultima galleria che porta a Viðareiði è invece chiaramente nuova, ed è a doppia corsia. Viðareiði è il villaggio più settentrionale delle Faroe, e si trova in una piana che sembra un half pipe, con le montagne che si innalzano su due lati e il mare sugli altri due. Ha un’aria sperduta da fine del mondo, e al contrario di altri villaggi come Nólsoy o Gjógv, dove le case sono strette le une alle altre, è piuttosto sparso. Ci sono anche un negozio per i generi di prima necessità e un caffè/ristorante, oltre all’immancabile chiesetta bianca. Dal paese parte un percorso escursionistico segnalato (usando tubi di gomma azzurri conficcati nel terreno a mo’ di paletti – soluzione pratica e ben visibile per quanto meno romantica dei più classici mucchi di pietre) che porta a Capo Enniberg, il punto più settentrionale delle Faroe e la scogliera più alta d’Europa. Ho letto che può essere piuttosto pericoloso se non lo si conosce e se le condizioni meteo non sono buone; io però mi limito alla primissima parte (che di pericoloso non ha assolutamente nulla) perché voglio semplicemente vedere il paese dall’alto. E la vista, in effetti, è qualcosa di incredibile.

Viðareiði

Viðareiði

15 luglio 2017: Fuglafjørður e Klaksvík

Il servizio di trasporto pubblico alle Faroe è sorprendentemente capillare e frequente, e raggiunge anche piccoli villaggi isolati come Gjógv o Viðareiði. Il servizio è spesso garantito tramite coincidenze molto ben organizzate: i normali pullman percorrono le linee principali (Tórshavn – aeroporto – Sørvágur e Tórshavn – Klaksvík), fermando anche presso alcuni incroci dove un minibus è disponibile in coincidenza per raggiungere i centri minori.  Ad ogni modo, la capillare ed efficiente rete di trasporti pubblici lo è molto meno nel fine settimana, e dato che oggi è sabato le possibilità sono molto limitate.

Decido di andare a Fuglafjørður, sull’isola di Eysturoy, a una mezz’ora da Klaksvík (dove alloggio). Pioviggina, per cui l’immagine del paese ne risente, ma Fuglafjørður non dev’essere male. È piuttosto grande, in fondo a una baia, con un porto turistico, un supermercato, e un paio di posti dove mangiare. Ad ogni modo, sono venuto qui perché dal paese parte uno degli itinerari segnalati dall’ottimo e indispensabile opuscolo “Hiking in the Faroe Islands” dell’ufficio turistico delle Faroe (disponibile anche online), ed è lungo quello che mi incammino. Il primo tratto è nell’erba e la traccia è appena visibile e in parte si perde, ma con un po’ di attenzione si riesce a seguirla; più avanti il percorso è segnato dai classici mucchi di pietre. Arrivati al “passo” di Skarðið ce ne sono due molto grandi, poi si scende dolcemente fino ad arrivare a un punto dove la discesa si fa ripida e la vista domina la valle sottostante. I panorami non sono certo spettacolari come quelli di Mykines o Viðareiði ma sono comunque belli; inoltre il bello di questo percorso è che ti senti veramente fuori dal mondo: intorno non c’è nulla e nessuno, solo la natura, le montagne, il vento, le pecore e gli uccelli. Non c’è nemmeno un sentiero, come dicevo, per cui ti trovi a camminare su un terreno fondamentalmente “vergine”, cercando con lo sguardo i mucchi di pietre in lontananza per orientarti. Un’esperienza quasi mistica e primordiale; basta non guardare il cellulare, perché la copertura alle Faroe è eccellente, per cui prende dappertutto…

Fuglafjørður

Fuglafjørður

Dopo essere ridisceso a Fuglafjørður, pranzo un po’ sul tardi in un bel caffè (grande e all’apparenza piuttosto nuovo, ma pressoché vuoto…) vicino al porto, e poi torno a Klaksvík. Avendo ancora qualche ora a disposizione, decido percorrere un tratto di un altro percorso escursionistico, quello che porta a Katlarnir. Arrivo presto nei pressi di una parte della montagna dove ci sono molti uccelli, e alcuni di questi (credo si tratti di labbi) sembrano decisamente incazzosi e ce l’hanno palesemente con me (immagino stiano difendendo i loro nidi). Considerati anche l’ora e il brutto tempo decido quindi di tornare indietro, e in paese mi riparo un po’ dalla pioggia entrando a curiosare in una stazione di servizio. Le stazioni di servizio alle Faroe, come in Islanda, sono dei piccoli supermercati e fanno anche da fast food. Ci sono anche enormi scaffali di caramelle gommose sfuse come avevo visto solo in Finlandia, oltre a pizze surgelate improbabili (Hawaii, bolognese) che non sono per nulla invitanti nemmeno nella foto sulla confezione.

16 luglio 2017: Klaksvík e Miðvágur

Oggi è in pratica l’ultimo giorno alle Faroe, dato che domani mattina ho il volo per Copenaghen e tornare poi a casa. Mi incammino sulla strada (non asfaltata) che da Klaksvík sale ad Hálsur, per vedere la baia dall’alto. Il panorama probabilmente sarebbe anche bello, ma purtroppo piove (a tratti anche abbastanza forte) e la visibilità è scarsa, per cui l’esperienza non è un gran che. In paese noto più di una casa con i panni stesi fuori ad “asciugare” e mi domando che senso abbia… con questa pioggia e questo vento, direi che al massimo fanno i risciacqui.

Prima di mezzogiorno prendo l’autobus per Tórshavn, ma senza arrivare fino alla capitale cambio con quello che va all’aeroporto, fermandomi però poco prima, a Miðvágur. Qui si trova il lago più grande delle Faroe, il Leitisvatn (chiamato anche Sørvágsvatn oppure Vatnið). Da Miðvágur parte un facile sentiero ben segnalato (e in parte coperto di ghiaia) che segue il profilo del lago tenendosi però più in alto, e arrivando alla spettacolare scogliera di Trælanípa e alla cascata di Bøsdalafossur. Purtroppo il tempo è brutto, ma vedere un lago che termina in una cascata che si riversa direttamente nell’Oceano non è certo uno spettacolo consueto, e a dire il vero il cielo grigio e il rombare dell’Atlantico contro la scogliera sottostante hanno un fascino innegabile (però, sono veramente contento che l’Oceano avesse tutt’altro aspetto il giorno che sono andato a Mykines…). Tornando verso Miðvágur seguo la “via bassa”, cioè lungo la sponda del lago, però qui a parte qualche tratto non c’è un sentiero, e con tutti i rivoli d’acqua che scendono dal fianco della montagna ci si trova a camminare su un terreno irregolare piuttosto fangoso e scivoloso. Quando sono quasi arrivato al paese mi volto indietro e vedo che adesso la scogliera là in fondo è illuminata dal sole: peccato, ma da queste parti il tempo cambia veramente in fretta.

Miðvágur – Leitisvatn

Miðvágur – Bøsdalafossur

17 luglio 2017: ritorno a casa

Rieccomi dopo una settimana all’aeroporto di Vágar, a prendere il volo delle 8:30 per Copenaghen e salutare queste isole incredibili. Il volo per la capitale danese richiede circa un’ora e tre quarti, e poi ho un paio d’ore di attesa prima del volo per Monaco. Da qui treno per Innsbruck, e dopo più o meno undici ore di viaggio sono a casa. Il che comunque è poco, se si pensa a quanto remote siano le Faroe, e a quanto difficile fosse raggiungerle in passato. Il turismo è per ora poca cosa, e probabilmente è un bene che lo sia; le persone con cui ho avuto a che fare (autisti di autobus, camerieri, baristi, eccetera) sono sempre state molto gentili, disponibili, e pronte a dare informazioni e aiuto, e non ho mai avuto problemi con l’inglese.

Per finire, un accenno a una questione controversa che scalda molti animi, ovvero la Grindadráp, la tradizionale “caccia alle balene” (in realtà globicefali) delle Faroe. Le immagini di queste caccia fanno effettivamente impressione (e quindi facilmente presa) perché si vede il mare colorarsi del rosso del sangue degli animali uccisi, e probabilmente buona parte del problema sta proprio qui. Si tratta di una caccia regolamentata e occasionale e la carne è consumata localmente e non viene esportata, però, al contrario di altre cacce alle balene, qui tutto avviene a riva sotto gli occhi di tutti anziché “a porte chiuse”, e quindi si presta ad essere dipinto come pura barbarie. Io non difendo la Grindadráp, però il mondo è complesso, bisognerebbe lasciare i facili sensazionalismi da parte, e prima di incitare all’odio e al boicottaggio verso una piccola nazione le cose andrebbero capite (per esempio, si può leggere questo articolo per farsi un’idea: Faroe Islands Grindadrap – Understanding Faroese Perspective).

Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui.

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6 commenti su “Diario: Isole Faroe 2017

  • Fabio

    Ciao
    Ho letto ora il tuo diario sulle Faroe… Che dire complimenti, poi anche con il sole…. Io è un bel po’ che ho in testa di fare questo viaggio, vediamo se quest’anno mi riesce….
    Una domanda: in posti del genere deduco che tu fossi munito di Reflex, le foto mi sembrano venute molto bene; che obbiettivo o che impostazione hai usato ?

    Grazie.
    Ciao

  • Ilja Richard Pavone

    Ciao, rispetto ma non condivido la tua posizione sulla mattanza dei globicefali. E’ una pratica crudele che inoltre danneggia il turismo delle Far Oer stesse. Quindi farebbero bene a ‘bandirla’. Io stesso ho avuto forti remore ad accettare il viaggio quando mi è stato proposto da Avventure nel Mondo.
    A presto

    • Davide L'autore dell'articolo

      Ma anch’io penso che farebbero meglio ad abolirla, però penso che sia una cosa che devono decidere loro. E soprattutto, con quella piccola nota a margine del mio diario di viaggio, volevo mettere in guardia da eccessive semplificazioni: la questione è un po’ più complicata di come può sembrare a prima vista e di come certi sensazionalismi vogliono far credere, e prima di giudicare bisogna capire. Poi, dopo aver capito un po’ meglio, si può ovviamente pensare che farebbero meglio ad abolirla.

  • attilio mele

    Buongiorno Davide, il tuo viaggio mi ha appassionato ancora di più nel volermi buttare nell’avventura di conoscere questa parte del mondo e di ciò ti sono grato. Il viaggio che vorrei fare vorrei farlo per misurare me stesso ed immergermi nella natura. Grazie ancora.