Diario: Azzorre 2018


6 luglio 2018: arrivo a Ponta Delgada (São Miguel)

Dopo le Faroe l’anno scorso, anche quest’anno ho scelto una meta relativamente insolita, e anche quest’anno si tratta di un arcipelago in mezzo all’Atlantico: le Azzorre.

Parto da casa alle 7 di mattina per raggiungere l’aeroporto di Monaco, da cui ho il volo per Lisbona, e poi da lì a Ponta Delgada, sull’isola di São Miguel, città e aeroporto principale delle Azzorre. Il viaggio, già lunghetto di per sé, viene ulteriormente allungato di un paio d’ore a causa di ritardi dei voli, per cui atterro a destinazione quando sono quasi le 8 di sera (le 10 secondo l’ora di casa). Appena metto la testa fuori dall’aereo, ho un unico, lucidissimo pensiero: Minchia Che Afa. Infatti il cielo è plumbeo, l’aria totalmente immobile, e c’è una cappa di umidità che Valpadana scansati proprio. Siccome sono abbastanza sfatto e oltretutto non mi è stato consegnato il bagaglio (che fortunatamente arriverà l’indomani mattina), non è che abbia tutta questa voglia di andarmene in giro, per cui faccio giusto due passi e poi mi infilo a letto.

7 luglio 2018: Ribeira Grande, Caldeira Velha, Lagoa do Fogo (São Miguel)

Mi alzo, e constato che purtroppo il tempo è tale e quale a ieri sera. Non un bellissimo inizio, comunque oggi vado alla scoperta della parte centrale di São Miguel. Uso un servizio di bus turistico hop-on/hop-off, che passa ogni ora e si rivela piuttosto comodo. La prima tappa è Ribeira Grande, sulla costa settentrionale, secondo centro abitato più grande dell’isola dopo Ponta Delgada. Mi sembra un paesone con un’aria molto dimessa, poco interessante, per cui non mi fermo molto. Peraltro, a mezzogiorno inoltrato, l’afa è già piuttosto opprimente. La seconda tappa, poco distante ma in mezzo al bosco, sono le sorgenti termali di Caldeira Velha. A quanto ho capito, fino a pochi anni fa il luogo era ancora pressoché allo stato naturale; adesso invece è completamente attrezzato e si pagano 3 euro per entrare nell’area più altri 5 se si vuole fare il bagno nelle vasche (si può rimanere al massimo due ore). Le vasche sono piccole e affollate; il parco però, per quanto poco esteso, è piacevole da visitare, con una vegetazione lussureggiante, delle fumarole e una pozza di acqua ribollente.

La terza è ultima tappa della giornata, e sicuramente la più bella, è la Lagoa do Fogo, un lago formatosi nella caldera risultante dal collasso del vulcano di Água de Pau (detto anche Vulcão do Fogo, da cui il nome del lago). Tutta l’area è protetta per cui non ci sono costruzioni, ed è molto scenografica la vista dal punto panoramico in alto, a bordo strada. Vale comunque la pena di scendere tramite il sentiero (stretto e ripido!) e vedere il lago anche da vicino; si può camminare lungo la riva (ma non fare il giro completo), mentre è vietato fare il bagno. L’umidità non dà tregua, ma per lo meno si fa vedere a tratti un po’ di sole. Sulla strada del ritorno verso Ponta Delgada, nel punto più alto, si ha una bella vista su São Miguel, che abbraccia sia la costa settentrionale che quella meridionale dell’isola.

A Ponta Delgada questo fine settimana c’è la Festa dello Spirito Santo (Grandes Festas do Divino Espírito Santo), e quando torno assisto a una sorta di parata sul viale del lungomare. Ci sono dei piccoli “carri” con a bordo persone che rappresentano mestieri tradizionali, altri che distribuiscono pane, gruppi che eseguono canti o balli tradizionali. C’è parecchia gente ad assistere per strada, e direi in grande maggioranza gente del posto. L’atmosfera è molto da paese.

Cena ottima, con una porzione enorme di tonno in crosta di sesamo. A Ponta Delgada ci sono moltissimi ristoranti ma vedo che sono spesso pieni, per cui è il caso di prenotare.

São Miguel – Lagoa do Fogo

São Miguel – Lagoa do Fogo

8 luglio 2018: Sete Cidades (São Miguel)

La giornata di oggi è dedicata a quello che è forse il luogo più famoso delle Azzorre, la cartolina più nota: la Lagoa das Sete Cidades, un altro lago che occupa l’omonima grande caldera vulcanica che si trova nella parte occidentale di São Miguel. Riprendo il bus hop-on/hop-off (segue due itinerari diversi a giorni alterni, e il biglietto combinato per entrambi è decisamente conveniente), che mi lascia nei pressi della Lagoa do Canario. Da qui, prima seguo un percorso escursionistico circolare che tocca diversi laghetti. È molto bello, e il sentiero è ben segnalato (comunque ho anche l’utilissima traccia GPS scaricata dal sito dell’ufficio turistico delle Azzorre). Sarà forse anche il tempo, ancora umido e grigio, ma certi panorami verdissimi mi ricordano l’Irlanda. La seconda metà del percorso, di ritorno al punto di partenza, è invece molto meno interessante: il sentiero, piuttosto scosceso, passa in mezzo a una vegetazione molto fitta, e non si ha nessuna vista (tra l’altro, penso che con la pioggia si trasformi facilmente in un fiume di fango). Tornato alla Lagoa do Canario dopo circa un’ora e mezza, mi dirigo verso il Miradouro da Boca do Inferno, uno dei punti più fotografati delle Azzorre. La vista sui crateri e sui laghi è in effetti uno spettacolo da togliere il fiato; peccato solo per il tempo fosco che proprio non accenna a migliorare. Seguo poi il lungo (una decina di chilometri) percorso che passa sulla cresta della caldera. Lo scenario è pazzesco, con il lago e il cratere da un lato e l’Oceano dall’altro, e sul sentiero (che è praticamente una strada) non si incontra quasi nessuno. Dopo una discesa molto ripida raggiungo il piccolo paese di Sete Cidades (dove, a parte il lago, non c’è nulla di interessante), e da lì risalgo infine in bus fino al famoso punto panoramico di Vista do Rei. La vista sarebbe splendida (anche se meno impressionante di quella da Boca do Inferno), se non fosse per l’aria fosca e il cielo plumbeo che la rovinano parecchio.

São Miguel – Serra Devassa

São Miguel – Miradouro da Boca do Inferno

São Miguel – Lagoa das Sete Cidades

9 luglio 2018: Furnas (São Miguel)

Terza giornata a São Miguel e terza caldera con lago: dopo Lagoa do Fogo e Sete Cidades oggi vado a Furnas. Ci arrivo con il pullman di linea da Ponta Delgada (un’ora e mezza, comodo ma piuttosto lento perché ferma praticamente ogni duecento metri); il cielo è grigio pure oggi. Faccio il giro del lago, una passeggiata piacevole in un contesto idilliaco (è una sorta di parco, piuttosto curato, e il percorso è in buona parte pavimentato), anche se molto meno spettacolare di quelle dei giorni scorsi. Si toccano anche le caldeiras, piccola area con fumarole e pozze di fango ribollente, dove si sfrutta il calore della terra anche per cucinare uno stufato locale, il cozido das Furnas. E al calore che viene da sottoterra è legato l’altro motivo per cui si viene a Furnas, cioè le acque termali. La vasca termale più famosa è quella del Parque Terra Nostra, una grande piscina di acqua color ocra (il che, ad essere onesti, non la rende particolarmente invitante). La vasca è grande per cui non c’è affollamento; nonostante però la giornata non sia caldissima, e non ci sia nemmeno il sole, l’acqua è così calda da risultare poco piacevole. È anche utile tenere presente che può macchiare costumi e asciugamani, quindi è meglio avere un costume vecchio che eventualmente si può rovinare senza grossi rimpianti (o un costume arancione, o meglio ancora un vecchio costume arancione). A parte la vasca termale, vale sicuramente la pena di fare un giro nel parco, che è molto grande e curato.

Di ritorno a Ponta Delgada, ceno con un ottimo filetto di tonno al miele.

São Miguel – Lagoa das Furnas

São Miguel – Lagoa das Furnas, Caldeiras

São Miguel – Furnas, Parque Terra Nostra

10 luglio 2018: Vila Franca do Campo (São Miguel)

La meta di oggi è Vila Franca do Campo, secondo centro delle attività turistiche di São Miguel, e tanto per cambiare il cielo è grigio. Francamente mi aspettavo tempo variabile e abbastanza instabile, con alternanza di sole e nuvole, vento, acquazzoni e schiarite, e invece finora ho trovato quasi costantemente cielo coperto e afa.

Vila Franca do Campo è stata inizialmente la capitale di São Miguel, prima di essere distrutta da un terremoto nel Cinquecento e cedere il posto a Ponta Delgada. Il paese è abbastanza piccolo, nulla di che ma piacevole, e ha anche una spiaggia e un porto peschereccio. La principale attrattiva è probabilmente l’Ilhéu de Vila Franca, piccolo isolotto a pochissima distanza dalla costa, formatosi dal collasso di un cono vulcanico il cui cratere circolare è stato invaso dal mare. È molto più scenografico nelle foto aree che visto da terra, ma è comunque molto bello. Nonostante faccia freddino, faccio il bagno in questa splendida piscina naturale circondata dall’Oceano, dato che non è una cosa che capita tutti i giorni.

São Miguel – Ilhéu de Vila Franca do Campo

São Miguel – Ilhéu de Vila Franca do Campo

11 luglio 2018: Ponta Delgada (São Miguel) e arrivo a Flores

Avendo la mattina a disposizione prima del volo per Flores, la dedico a Ponta Delgada, che a parte due passi in queste sere non ho ancora visitato. Ponta Delgada è di fatto il capoluogo delle Azzorre, anche se le istituzioni sono suddivise tra qui, Angra do Heroísmo (che è il capoluogo storico) e Horta. Ponta Delgada è comunque la città principale, con molti servizi per i turisti. Vale la pena di dedicarle un paio d’ore girovagando per la parte storica (che non è il lungomare – una moderna colata di cemento – ma la zona immediatamente alle sue spalle), fatta di viette acciottolate (e piuttosto trafficate). Meritano una visita la Igreja Matriz de São Sebastião, con la sua facciata manuelina che dà sulla piazza principale, e soprattutto la Igreja de Nossa Senhora da Esperança, con le sue azulejos. Nel complesso, però, trovo che Ponta Delgada non sia un gran che, e che manchi decisamente di atmosfera.

São Miguel – Ponta Delgada

São Miguel – Ponta Delgada, Paços do Concelho (Municipio)

São Miguel – Ponta Delgada, Igreja Matriz de São Sebastião

Poco dopo mezzogiorno è ora di andare all’aeroporto. São Miguel ha una discreta rete di trasporti pubblici, e a Ponta Delgada ci sono persino alcune linee di minibus urbani, ma nonostante l’aeroporto sia vicinissimo alla città non è servito da alcun autobus (lobby dei tassisti?). L’aeroporto è piuttosto piccolo ma abbastanza trafficato, e oltre ai voli per le altre isole e il Portogallo continentale offre anche voli per altre città europee e per gli Stati Uniti. Dopo un’ora e un quarto di volo arrivo a Flores, all’estremità occidentale dell’arcipelago, seconda isola di questo viaggio. L’aeroporto è il più assurdo in cui sia mai stato: pista corta che va da scogliera a scogliera, quindi direi margine di errore scarso. L’aeroporto si trova nel piccolo paese di Santa Cruz das Flores (il paese è lungo quanto la pista, e ci si sviluppa proprio a fianco), centro principale dell’isola. Il contrasto con Ponta Delgada non potrebbe essere più forte. Ponta Delgada è una città, con traffico, alberghi, tantissimi ristoranti dove senza prenotazione è difficile trovare posto, agenzie che organizzano attività turistiche, un moderno porto turistico piuttosto grande con anche un terminal per le navi da crociera. A Santa Cruz non c’è nulla di tutto questo. A Santa Cruz ci sono casette di un piano ben distanziate tra di loro, una grande chiesa che si erge imponente e solitaria, in giro ci sono molti più gatti che persone, ci sono scogliere affacciate sull’oceano, piscine naturali tra le rocce, e vento, finalmente, il vento.

Vado a fare il bagno alle piscine naturali, che sono davvero belle, e poi ceno in quella che definirei un’osteria di paese, dove sono l’unico avventore (ma ci sono altre persone nel bar attiguo).

Flores – Santa Cruz

Flores – Santa Cruz, Piscinas naturais

12 luglio 2018: Flores

Oggi sono molto fortunato con il tempo, e su Flores splende il sole. Flores è la più occidentale delle Azzorre, e si può considerare il punto più occidentale dell’Europa. È piuttosto piccola, e ha una popolazione che non raggiunge nemmeno i 4000 abitanti (è la meno popolata dopo la minuscola isola di Corvo, che si vede in lontananza), quasi la metà dei quali si concentra a Santa Cruz. È però considerata forse l’isola più bella e selvaggia dell’arcipelago, famosa per la ricchissima vegetazione, le coste scoscese e le cascate. Ho in programma di percorrere uno dei sentieri escursionistici dell’isola, quello che segue la costa sud-occidentale da Lajedo a Fajã Grande.

Sarebbe possibile arrivare da Santa Cruz a Lajedo in bus, cambiando a Lajes (secondo centro dell’isola, dove si trova il porto principale), ma purtroppo riesco a mancarlo per cui non mi rimane che il taxi (fortunatamente i prezzi dei taxi sono più che ragionevoli – in questo caso 17 euro per una ventina di chilometri). Dalla chiesa del piccolo paese di Lajedo (un centinaio di abitanti) parte il sentiero escursionistico di circa 14 km che porta a Fajã Grande, situata più o meno a metà della costa occidentale, da cui poi volendo si può proseguire per altrettanti chilometri sempre lungo la costa fino ad arrivare al paese di Ponta Delgada das Flores, punta settentrionale dell’isola. La prima parte del percorso, su fondo perlopiù erboso, è abbastanza umida e fangosa, per via dei numerosi rivoli d’acqua che lo attraversano. Dopo circa un’ora arrivo nel minuscolo paese di Mosteiro, che secondo Wikipedia conta ben 43 abitanti. Una chiesa, qualche casa, e nient’altro, e per quanto il luogo abbia indubbiamente un suo fascino mi domando come si faccia a vivere qui. Su e giù per il sentiero (e in parte per la strada asfaltata, ma non passa nessuno), e una breve deviazione in salita mi porta al Miradouro do Portal, spettacolare punto panoramico da cui si gode di una vista amplissima sulla costa, con il paese di Fajãzinha giù in basso e di fronte la parete rocciosa solcata da cascate sopra la quale si trova l’altopiano centrale. Ripida discesa verso Fajãzinha, e dopo il ponte sul fiume bisogna assolutamente seguire la deviazione sulla destra, un bel sentiero su massi che porta al luogo più fotografato di Flores, il Poço da Alagoinha. Si tratta di una placido laghetto in mezzo al bosco, con alle spalle una parete verdissima graffiata da diverse cascate. In questo momento non c’è molta acqua quindi le cascate non sono certo imponenti, ma il luogo è veramente suggestivo. Faccio due chiacchiere con una famiglia americana del Rhode Island: la madre mi racconta che la sua famiglia ha origini azzorriane, ma che è la prima volta che viene a visitare la terra da cui sono emigrati i suoi nonni. Ancora un po’ di strada tra campi e muretti a secco (direi la parte meno interessante del percorso) e arrivo infine a Fajã Grande, sul mare. Mi spingo però appena oltre il paese per raggiungere la cascata del Poço do Bacalhau; anche qui la portata d’acqua è ridotta, ma la cosa bella è che si può fare il bagno nella pozza ai suoi piedi, e non mi perdo quest’occasione. Torno poi sui miei passi verso il paese di Fajã Grande, che è molto piccolo ma forse turisticamente più frequentato di Santa Cruz, essendo in posizione più comoda per i sentieri escursionistici. Entro in un piccolo supermercato per comprare qualcosa da bere, e mi stupisco nel vedere che gli scaffali sono perlopiù vuoti. Ne approfitto anche per farmi indicare dove sia la fermata dell’autobus (che non è segnalata da nessun cartello), dato che stavolta vorrei riuscire a prenderlo, anche perché recuperare un taxi qui mi sembra più complicato che a Santa Cruz. E infatti stavolta becco il minibus, e tornato a Santa Cruz decido di terminare il pomeriggio andando ancora a fare il bagno alle piscine naturali. Ceno poi in una trattoria di paese, ma è molto meglio di quella di ieri, e il ragazzo che serve ai tavoli parla un ottimo inglese.

Flores – Miradouro do Portal

Flores – Poço da Alagoinha

Flores – Fajã Grande, Cascata do Poço do Bacalhau

13 luglio 2018: Horta (Faial)

Oggi cambio di nuovo isola, e da Flores volo a Faial, nel gruppo centrale delle Azzorre. Faial, con São Miguel e Terceira, è considerata una delle tre isole principali dell’arcipelago, non per via della dimensione (è piuttosto piccola), ma perché in queste tre isole si trovano i tre capoluoghi delle Azzorre, e quindi la maggior parte dei servizi (anche per i turisti). E infatti Horta, centro principale dell’isola e sede del parlamento regionale delle Azzorre, nonostante abbia solo 7000 abitanti sembra avere un’aria quasi cittadina, ma forse l’impressione è influenzata anche dal fatto che arrivo da Flores.

Horta è molto piacevole, con un bel lungomare, edifici dall’aria coloniale, e un’atmosfera cosmopolita, che mi sembra molto più caratteristica e affascinante rispetto a Ponta Delgada. L’atmosfera cosmopolita di Horta deriva dal fatto che il suo porto è il più importante punto di sosta per le barche che attraversano l’Atlantico (e fino a dieci anni fa, quando è stata inaugurata la marina di Ponta Delgada, era praticamente l’unico), per cui tutti i navigatori, di qualunque paese, si fermano qui. Il fatto è testimoniato dai tantissimi graffiti sulle banchine del porto: è infatti tradizione che gli equipaggi che attraversano l’Oceano e si fermano a Horta lascino un graffito sulla banchina. Quello di punto d’incontro dei naviganti dell’Atlantico è un ruolo storico che Horta ha ovviamente da tempo, e che nel secolo scorso ha dato origine al mito del Peter Café Sport. Questo bar affacciato sul porto di Horta, aperto nel 1918, diventò il più famoso dell’Atlantico, soprattutto perché il proprietario non si limitava a servire alcolici ma faceva anche amichevolmente da ufficio postale, sportello di cambio, e un po’ tutto quello che poteva essere utile ai navigatori (il Peter Café Sport esiste tuttora, ma l’attuale proprietario, nipote del fondatore e figlio del mitico “Peter”, ne ha voluto sfruttare la fama in modo commercialmente piuttosto spinto, con negozi di souvenir e cose del genere). L’importanza internazionale di Horta, nel Novecento, si è però realizzata anche in altri due contesti. Il primo è quello dell’aviazione: durante la breve stagione in cui si sono usati i grandi idrovolanti per attraversare l’Atlantico, la baia di Horta fungeva da scalo intermedio tra Europa e America, proprio come per i battelli. Il secondo, e più importante, è quello delle telecomunicazioni: nella prima metà del secolo scorso, infatti, la tecnologia non permetteva ancora di attraversare l’Atlantico da parte a parte con i cavi telegrafici, e così molte società internazionali di telecomunicazioni stabilirono i propri uffici ed il proprio personale proprio a Horta, dove si incontravano i cavi per l’America e per l’Europa. Tutto questo rende a mio parere Horta affascinante, unito al fatto che anche la posizione sull’isola di Faial è piuttosto scenografica, come si può ammirare dall’alto del Monte da Guia, un cono vulcanico che si trova proprio di fronte alla città e su cui vale sicuramente la pena di salire. Sul lato di questa penisola opposto al porto si trova la bella baia di Porto Pim. Il nome deriva dal fatto che anticamente il porto di Horta si trovava in questa baia, che è più protetta ma molto più piccola; oggi invece qui c’è una bella spiaggia di sabbia dorata, con l’acqua bassa, riparata dal vento e dalle onde. Infine, un altro elemento che caratterizza decisamente il panorama di Horta è il Monte Pico, un vulcano che si trova sull’omonima isola proprio di fronte ad Horta, e che con i suoi 2351 metri di altezza è il monte più alto del Portogallo. Oggi però a Pico è nuvoloso, e si vede solo la base della grande montagna.

Faial – Horta, Marina

Faial – Horta, Porto Pim

Faial – Horta, Porto Pim

Faial – Horta, Porto Pim

14 luglio 2018: Faial

La giornata di oggi è dedicata ad un giro guidato per tutta l’isola di Faial. Si comincia dal giardino botanico, che si trova nell’interno a breve distanza da Horta. È abbastanza interessante, ma nulla di che (e senza una guida temo che possa dire proprio pochino). Salgo poi alla caldera, per vedere il grande cratere al centro dell’isola. In questo caso, al contrario di quelle viste a São Miguel, non c’è un lago sul fondo, ma la vista di questo grande cratere circolare è comunque piuttosto impressionante. Non mi dispiacerebbe fare il giro intorno (è un facile sentiero segnalato, lungo 7 km), ma purtroppo il programma di oggi non lo consente. A bordo strada e nei campi si vedono tantissime ortensie; sono diffuse un po’ dappertutto nelle Azzorre ma in modo particolare a Faial, che per questo è detta “isola azzurra”. In lontananza, invece, è sempre presente l’imponente sagoma del Monte Pico.

Faial – Caldeira

Faial / Pico

L’altra principale attrazione naturale di Faial è il vulcano di Capelinhos, all’estremità occidentale dell’isola, che può essere considerato il punto più occidentale d’Europa se si esclude Flores (in quanto le isole di Flores e Corvo si trovano sulla placca nordamericana, e quindi da un punto di vista geologico fanno parte del Nord America). Il vulcano di Capelinhos è il più giovane delle Azzorre: si è formato infatti con un’eruzione sottomarina iniziata a settembre del 1957 e terminata poco più di un anno dopo. L’eruzione è avvenuta a qualche centinaio di metri dalla linea di costa dell’epoca, e ha dato vita a un isolotto che si è poi saldato con l’isola di Faial. L’evento causò piogge di cenere che ricoprirono la parte occidentale dell’isola, costringendo buona parte della popolazione ad emigrare (perlopiù negli Stati Uniti, grazie ad un’apposita legge americana per accogliere i rifugiati azzorriani). L’area di Capelinhos ha tuttora un aspetto lunare ed è molto suggestiva; il punto di riferimento è il vecchio faro, non più in funzione dai tempi dell’eruzione per via dello spostamento della linea di costa, e la cui base è stata sepolta dai materiali eruttati dal vulcano (oggi quello che era il pianterreno si trova interamente sotto terra). Vale anche la pena di dedicare un po’ di tempo al moderno centro visite dell’area, costruito sotto terra nelle vicinanze del faro (e quindi pressoché invisibile, in modo da non rovinare il panorama). La guida mi racconta che molti terreni nella parte occidentale di Faial sono tuttora fondamentalmente in stato di abbandono, perché rimetterli in sesto dopo i danni causati dall’eruzione sarebbe costoso, e i proprietari, nel frattempo emigrati negli Stati Uniti, non se ne sono più curati.

Tornato ad Horta, faccio il bagno alla spiaggia di Porto Pim (che è davvero bella e tranquilla), e poi ceno in un noto ristorante con vista sulla baia.

Faial – Vulcão dos Capelinhos

Faial – Farol dos Capelinhos

15 luglio 2018: da Faial a Graciosa

Questo mattina il tempo è brutto, e dedico il primo paio d’ore della giornata ad un ultimo giro per Horta prima di dirigermi all’aeroporto. Oggi mi trasferisco infatti sull’isola di Graciosa, penultima tappa di questo viaggio. Dato che non ci sono voli diretti, da Horta volo prima a Terceira. L’aeroporto di Terceira – Lajes è una struttura molto grande, essendo una base militare (con in passato una forte presenza americana, negli ultimi anni notevolmente ridotta), e ha un’importante ruolo come punto di atterraggio in caso di emergenza per i voli transatlantici (può quindi accogliere aerei di grandi dimensioni). È anche l’unico aeroporto delle Azzorre, oltre a quello di Ponta Delgada, ad avere voli diretti per l’Europa e l’America. Piove, e ho un paio d’ore da passare qui in attesa del volo per Graciosa. In TV c’è la finale dei mondiali di calcio Francia – Croazia; ci sono persone di diversa nazionalità a guardare la partita, ma a parte i pochi francesi nessuno tifa per la Francia.

Il volo da Terceira a Graciosa è il più breve che abbia mai fatto (neanche venti minuti), e mi porta all’aeroporto più piccolo che abbia mai visto. Ma ci sta, perché Graciosa è la seconda isola più piccola delle Azzorre, e l’intera isola conta solo 5000 abitanti. Alloggio nel centro principale dell’isola, Santa Cruz da Graciosa, un paese dall’aspetto sobrio ed elegante con edifici bianchi molto uniformi, una grande piazza centrale con i bambini che giocano e vanno in bicicletta, e un’aria di paese. È un po’ il paese azzorriano come me lo sarei immaginato prima di venire qui.

Graciosa – Santa Cruz

Graciosa – Santa Cruz, Igreja Matriz

16 luglio 2018: Graciosa

Sulla piccola isola di Graciosa, che è lunga circa 12 km e larga 6, sorprendentemente c’è un discreto servizio di trasporto pubblico. Vado quindi alla stazione degli autobus di Santa Cruz e salgo su un vecchissimo piccolo pullman; spiego con due parole di portoghese all’autista dove voglio andare, e lui mi indicherà quando dovrò scendere. Mi stupisce che l’autobus sia pieno, anche se ovviamente sono l’unico turista: per il resto è tutta gente del posto – probabilmente vivono nei vari paesini dell’isola e sono venuti a Santa Cruz a fare la spesa (si capisce dalle borse). Il tempo è bello, e dal pullman vedo che Graciosa è piuttosto diversa dalle isole che ho visitato finora: l’ambiente è molto rurale, secco, e la vegetazione è  piuttosto scarsa. Arrivo quindi alla mia destinazione, che è la grande caldera che si trova nella parte meridionale dell’isola. Inizio percorrendo un largo sentiero (o praticamente una strada sterrata) che fa tutto il giro della caldera, per circa 4 km. Mi aspettavo che si trovasse sul bordo del cratere, in modo da poterne vedere sia l’interno che l’esterno, ma purtroppo non è così: il sentiero rimane infatti poco più in basso, sul lato esterno. È comunque abbastanza bello perché permette di vedere il sud di Graciosa a 360 gradi, però il cratere in pratica non si vede (più tardi ho poi trovato un punto in cui si può salire e vedere la caldera dall’alto). Ridiscendo alla base del cratere, e imbocco la strada che, attraverso una galleria, porta al suo interno. L’effetto è davvero stupefacente: mentre fuori l’ambiente appare secco e la vegetazione bassa e rada, sbucando dal tunnel nell’interno del cratere ci si trova catapultati in mezzo ad alberi ad alto fusto e a una vegetazione decisamente rigogliosa. Sembra un po’ come in certi film in cui, all’uscita da una caverna, ci si ritrova all’improvviso in una valle incantata, nascosta e molto diversa dal mondo che sta dall’altra parte. All’interno della caldera si trova il punto di maggiore interesse naturale e turistico di Graciosa: la Furna do Enxofre, una grande caverna vulcanica con un impressionante soffitto a cupola. Ci si accede scendendo una scala a chiocciola costruita nel camino vulcanico, e già all’imboccatura l’odore di zolfo è piuttosto marcato. All’interno della caverna c’è una piccola pozza di fango ribollente, e soprattutto un piccolo lago sotterraneo. L’acqua è vitrea e immobile, ma non ci si può avvicinare per via delle esalazioni di gas (la presenza di gas tossici nella caverna è costantemente monitorata, e l’accesso viene chiuso se si superano i valori consentiti). Il luogo ha un innegabile fascino spettrale e sinistro, e sembra la porta dell’inferno, tant’è che il lago si chiama Lagoa do Styx (cioè Stige), e sull’inavvicinabile riva c’è anche una piccola barca. Uscito dal cratere, scendo verso il mare raggiungendo Praia, il secondo maggior centro di Graciosa. Praia è poco più che una lunga fila di case dietro a una bella spiaggia, con alcuni caratteristici mulini a vento con il tetto rosso a forma di cipolla. Mi sembra un posto piacevole e con un’aria più vacanziera rispetto a Santa Cruz; vi si trova anche il porto dell’isola, e penso che se dovessi tornare a Graciosa preferirei alloggiare qui.

Graciosa

Graciosa

Graciosa – Furna do Enxofre

Graciosa – Praia

17 luglio 2018: Angra do Heroísmo (Terceira)

Venti minuti scarsi di volo (è un po’ come prendere l’autobus) mi riportano da Graciosa a Terceira, quinta e ultima tappa di questo viaggio. Terceira è la terza isola più grande delle Azzorre, e con 55.000 abitanti è la seconda per popolazione. Qui si trova Angra do Heroísmo, capitale storica dell’arcipelago, tuttora sede della diocesi azzorriana e di alcune istituzioni del governo regionale. Angra è di gran lunga la città più bella e affascinante delle Azzorre (sorry Ponta Delgada, ma non c’è proprio paragone), ed è molto bello perdersi tra i su e giù delle viette acciottolate del suo centro storico, inserito nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Una cosa che salta subito all’occhio è che Angra (ma in realtà tutta Terceira), è un’esplosione di colori: a Ponta Delgada, e praticamente in tutti i paesi che ho visto finora, gli edifici sono in larga parte bianchi, eventualmente con fregi in pietra scura, mentre qui case e palazzi sfoggiano colori accesi – giallo, verde, azzurro, rosso… è una cosa che risalta veramente tantissimo, e che mette allegria. Ci sarebbero tante cose da vedere ad Angra, e mi dispiace di avere poco tempo da dedicarle, cosa aggravata dal gran caldo della giornata odierna e dal fatto che molti siti di interesse (inclusa la cattedrale, che riesco a vedere in extremis) chiudano piuttosto presto, tra le 17:00 e le 17:30. Termino quindi il pomeriggio facendo il bagno alla piccola (e piuttosto affollata) spiaggia cittadina; non è male, ma quella di Horta è decisamente più bella. Dopo cena passeggio un po’ per il centro, e mi stupisce il fatto che in giro non ci sia quasi nessuno.

Terceira – Angra do Heroísmo, Igreja da Misericórdia

Terceira – Angra do Heroísmo

Terceira – Angra do Heroísmo, Prainha

18 luglio 2018: Terceira

La giornata di oggi, purtroppo di brutto tempo, è dedicata ad un giro guidato dell’isola di Terceira. La prima tappa è il Monte Brasil, cono vulcanico che costituisce una penisola proprio di fronte ad Angra, su cui ero già stato ieri. Ci sono diversi sentieri e punti panoramici, ma è tuttora una zona militare e alcune parti possono essere chiuse in caso di esercitazioni. Dopo un paio di soste minori arrivo a Praia da Vitória, seconda città dell’isola. A Praia, come suggerisce il nome, c’è una grande spiaggia, inoltre c’è il principale porto dell’isola (ad Angra c’è solamente un porto turistico), e nelle sue vicinanze si trova anche l’aeroporto. La grande base militare, con la sua massiccia presenza americana, ha segnato la storia recente di Praia, influenzandone (mi dicono) anche la cucina, per venire incontro ai gusti dei soldati statunitensi. La situazione è però cambiata alcuni anni fa, quando gli Stati Uniti hanno di molto ridotto la loro presenza, il che ha costituito un colpo piuttosto significativo per l’economia locale. Ad ogni modo, Praia mi sembra avere un’atmosfera più turistico-vacanziera rispetto ad Angra; la trovo piacevole ma decisamente molto meno affascinante.

Nel pomeriggio visito il secondo fiore all’occhiello di Terceira dopo la città di Angra: la caverna vulcanica Algar do Carvão. È veramente impressionante vedere da sotto il camino vulcanico con le pareti gocciolanti (pioviggina) coperte di felci e muschio, ed è affascinante trovarsi all’interno della grande camera magmatica detta “la cattedrale”. Nelle vicinanze ci sono anche delle fumarole ma direi che non sono nulla di che, mentre merita di essere visitato il tunnel di lava della Gruta do Natal (c’è un biglietto combinato con l’Algar do Carvão). Non è una grotta con stalattiti e stalagmiti, ma è interessante vedere le forme create dalla lava; il fondo è abbastanza sconnesso e bisogna chinarsi in alcuni passaggi. C’è anche un altare per le messe, e una volta c’è stato anche un matrimonio, sicuramente poco convenzionale. L’ultima tappa del giro di Terceira è Biscoitos, sulla costa nord dell’isola, dove si trovano delle belle piscine naturali tra le rocce laviche. È un posto di solito molto frequentato, ma non oggi dato il brutto tempo, che però regala diversi arcobaleni sulla via del ritorno verso Angra.

Terceira – Algar do Carvão

Terceira – Algar do Carvão

Terceira

19 luglio 2018: partenza per Porto

Dopo due settimane intense e veramente molto belle, con cinque isole visitate su nove e cinque voli interni, è arrivato il momento di lasciare le Azzorre. Faccio un ultimo giretto mattutino per Angra, e poi vado all’aeroporto dove mi aspetta il volo per Lisbona. Da lì proseguirò per una breve tappa a Porto, a cui dedicherò la giornata di domani, prima di tornare a casa. Non includo qui notizie su Porto dato che questo diario è dedicato alle Azzorre; dirò solo che Porto è secondo me una città bellissima, ma l’ho trovata significativamente cambiata rispetto a dieci anni fa: ricordavo una città affascinante ma piuttosto decadente e trasandata, mentre ora l’ho trovata tirata a lucido e decisamente molto turistica (e invasa dai turisti). Un netto contrasto con le ruvide Azzorre.

Altre foto di questo viaggio sono disponibili qui.

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